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mercoledì 13 dicembre 2017

TURBATIVE — il Blog di Franco Bonciani

Franco Bonciani

Franco Bonciani, fiorentino, vicepresidente della Federnuoto Toscana, uomo di sport in generale e piscinaro in particolare. Con uno sguardo attento e scanzonato su quello che gli succede attorno

RIo 2016, da De Coubertin al marchese Del Grillo

di Franco Bonciani - martedì 09 agosto 2016 ore 10:41

Poche cose sono cambiate tanto come il cosiddetto spirito olimpico dai tempi di De Coubertin ad oggi.

Non solo per il passaggio dal dilettantismo integralista, quello che fece togliere al leggendario Jim Thorpe le medaglie vinte nell’atletica perché giocava come professionista nel baseball, ai professionisti attuali di tutte le discipline, dal calcio, al basket, al tennis ed a tutti gli altri sport cosiddetti “minori”.

Il mondo sportivo ed i suoi eroi, immaginati a fine ‘800 dal barone francese, si sono trasformati nel tempo, come il mondo sempre più globalizzato, e non sempre in meglio.

Da un mondo “puro” ed ideale si passa ad uno che deve fare i conti, sempre di più, col business, ed allora certe scelte, certe decisioni saltano a piè pari il romanticismo da sportsman di fine ottocento, e lasciano spazio a soldi, sponsor e compiacenze.

“Babbo, a che ora gareggia la Pellegrini?” “Quando Trump addenta il cheeseburger, tesoro”.

Dialogo immaginario ma non troppo per spiegare come mai gli orari di certe gare sono programmati ben oltre le esigenze dell’inevitabile fuso orario.

Non è la prima volta che succede, e soprattutto è da almeno una ventina d’anni che la ragion di stato, anzi, di sponsor ha preso il sopravvento sulle faccende di “cuore”, di sentimento.

Nel 1996 ci sarebbero state le Olimpiadi del Centenario (la prima edizione fu ad Atene, nel 1896). La candidatura di Atene fu asfaltata da Atlanta, Georgia, Stati Uniti. La motivazione principale? Atlanta è la città dove ha sede la Coca Cola, munificissimo sponsor del CIO.

Quindi niente Atene, la Coca Cola la spuntò sull’Ouzo, e il Centenario si fece ad Atlanta.

Altro problema a Pechino: la differenza di fuso orario penalizzava il primetime televisivo USA, le potenti televisioni e gli sponsor volevano le gare più affascinanti nell’orario in cui gli americani erano seduti per cena. Per la prima volta le finali olimpiche si disputarono al mattino, ora locale, in barba a esigenze degli atleti, del loro metabolismo e quisquilie simili.

Ancora a Rio l’ora locale delle finali (inizio alle 22, di solito sono le 18…) è stata decisa non tanto in funzione di chi gareggia, ma di chi sta a casa a vedersele in USA: contano di più le zie di Phelps o i nonni della Ledecky dei fenomenali nipoti. Da noi saranno le tre di mattina, per gli Stati Uniti si va dalle 18 della East Coast alle 21 della West Coast. Poi ci si lamenta, da noi, della partita di serie A delle 12.30…

Insomma, prepariamoci alle notti bianche, ben consci del fatto che le uniche bollicine che conosceva De Coubertin erano quelle dello champagne, e che il nobiluomo non poteva immaginare come l’imperialismo americano avrebbe maggiore sostegno nella Coca Cola che nei marines sparsi per il mondo. E che lo sport viene rimodellato, in omaggio ai voleri del più forte o del più ricco, non più sui pensieri del barone francese, ma su quelli di un nobile delle parti nostre, il Marchese Del Grillo, quello che diceva che “io so’ io, e voi nun siete un…!”

Franco Bonciani

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