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domenica 24 settembre 2017

Cronaca mercoledì 13 settembre 2017 ore 09:24

Eni, barriere contro gli sversamenti in mare

La raffineri Eni di Livorno completamente allagata (foto Arpat)

L'Arpat ha reso noti i risultati dei primi sopralluoghi dentro la raffineria, duramente colpita dall'alluvione. Maleodoranze per il ristagno di acqua

LIVORNO — I tecnici Arpat sono riusciti ad entrare nello stabilimento Eni a Nord di Livorno solo in un secondo momento, verificando in parte il danno ambientale scaturito dall'allagamento degli impianti occorso nella notte tra sabato e domenica. Un allagamento che comunque ha costretto l'Eni a sospendere la produzione per più giorni.

Ieri l'Arpat ha reso noti i risultati dei sopralluoghi e di quanto effettuato per le bonifiche, informando anche il Centro di coordinamento (Cdc) della Protezione civile, presieduto dal Prefetto di Livorno e alla presenza del Presidente della Regione Enrico Rossi.

L’Agenzia ha riferito che, "in collaborazione con la Capitaneria di Porto, che per prima ha rilevato la presenza di idrocarburi nelle acque portuali, lunedì 11 ha effettuato un’ispezione presso il Fosso della Botticina in corrispondenza con l’intersezione di Via Enriques nella quale si riversavano acque contaminate da idrocarburi dal Fosso del Capannone, proveniente dal perimetro sud dello stabilimento. La Capitaneria, in collaborazione con l’Autorità Portuale, ha attivato le squadre di bonifica della Labromare che ha provveduto a posizionare delle panne assorbenti in corrispondenza dell’intersezione con Via Enriques e più a valle, prima della confluenza col Canale Industriale, e ad aspirare il materiale idrocarburico in superficie. Tale attività è proseguita per tutta la giornata di lunedì 11 settembre e nella giornata odierna".

Dal sopralluogo di ieri "la situazione del Fosso della Botticina risultava migliorata, in quanto lo sbarramento prodotto dalle panne all’altezza di Via Enriques permetteva il contenimento dell’inquinante. La Direzione dello stabilimento ENI ha dichiarato che non vi erano sorgenti attive di contaminazione (sversamenti da serbatoi e tubazioni), ma che le acque contaminate da idrocarburi fuoriuscite dalla raffineria provenivano dalla rete delle acque fognarie dello stabilimento portate in superficie dalle abbondanti precipitazioni".

Per quanto riguarda le maleodoranze segnalate dai cittadini "le verifiche effettuate da ARPAT fino da domenica 10 settembre, hanno permesso di accertare che l’origine delle maleodoranze lamentate era da attribuire al ristagno delle acque contaminate da idrocarburi all’interno della raffineria. Al momento non sono stati rilevati effetti significativi sulla qualità dell'aria, attraverso le centraline della rete di monitoraggio regionale, i cui dati sono pubblicati sul sito dell'Agenzia".

Due i sopralluoghi svolti nella raffineria Eni. Nel primo "non è stato possibile accedere all’interno dello stabilimento per motivi di sicurezza e di viabilità interna, in considerazione della quantità ingente di acque ancora presente nei piazzali; non è stato pertanto possibile ispezionare l’impianto di trattamento acque né la zona di fuoriuscita delle acque, posizionata lungo il perimetro sud dello stabilimento fra i serbatoi 148 e 149". Il 12, invece, "è stato possibile accedere all’interno dello stabilimento ed effettuare un’ispezione degli impianti; l’ispezione al momento attuale non è ancora conclusa".

Questo quanto emerso dalla riunione del Centro di Coordinamento: "La raffineria ha effettuato la fermata progressiva e completa degli impianti di produzione nella giornata di domenica 10 settembre, secondo le procedure previste, per la sicurezza degli impianti e la minimizzazione degli impatti ambientali; sono state seguite le procedure di emergenza previste dai piani di stabilimento; vista l’eccezionalità dell’evento, sono state valutate tutte le possibili azioni da mettere in campo.A tal proposito, il Prefetto ha richiesto alla Direzione dello stabilimento di presentare entro mercoledì 13, un piano di dettaglio delle azioni necessarie per la gestione delle acque contaminate, la quantificazione dei volumi in gioco, della capacità di aspirazione e stoccaggio, dei tempi di trattamento e di attuazione degli interventi, fino al ripristino della funzionalità degli impianti".

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