Arrestato dalla Polizia di Stato un trentenne ritenuto il responsabile del tentato omicidio ai danni di un uomo aggredito nella notte tra domenica e lunedì 14 Settembre all’uscita del negozio in cui lavorava.
La vittima veriva ritrovata da personale delle volanti della Questura e da operatori del 118 riversa al suolo in gravissime condizioni fisiche e sanguinante dalla testa e dalla gamba destra. Le indagini lampo condotte dalla Squadra Mobile, con il coordinamento della Procura di Livorno, hanno permesso, grazie agli accertamenti svolti dagli investigatori nel giro di pochissimo tempo, di identificare il possibile autore di quello che è stato, a tutti gli effetti, un tentato omicidio.
Utili anche le telecamere che hanno ripreso movimenti e fornito elementi utili al riconoscimento delle persone coinvolte. Grazie agli elementi raccolti, gli investigatori della Squadra Mobile hanno potuto dare un nome ad un volto: le caratteristiche somatiche nonché il particolare tipo di tatuaggio, infatti, hanno permesso di risalire alla sua esatta identificazione nella persona del 30enne, formalmente riconosciuto anche dalla vittima.
Questa, in condizioni di salute migliori, è stata quindi sentita dalla Polizia di Stato e ha confermato quanto già ricostruito dai poliziotti della Squadra Mobile, spiegando loro quale fosse stato il motivo dell’aggressione: il rifiuto di vendere al 30enne, già sotto l’effetto di sostanze alcooliche, una bottiglia di birra. Ad aggravare la posizione dell’indagato il suo ritorno sulla scena del crimine per inveire e, ancora, minacciare di morte la vittima, già a terra e priva di forze, anziché soccorrerla.
All’atto dell’arresto, avvenuto venerdì 18 Settembre, gli investigatori hanno rinvenuto nell’abitazione dell’indagato i vestiti indossati al momento dei fatti, nonché un coltello con una lama compatibile con quello utilizzato per infierire sul corpo della vittima.
Il procedimento penale non è ancora definito e, pertanto, le contestazioni dovranno essere ulteriormente verificate nell’eventuale giudizio. Solo una sentenza definitiva di condanna potrà far ritenere colpevole l’indagato.