"La cessione della divisione Power Systems di Rheinmetall al gruppo Aequita segna un passaggio rilevante che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori in Europa e anche lo stabilimento di Pierburg Livorno. Un’operazione che, al di là delle dichiarazioni ufficiali di continuità industriale e tutela occupazionale, lascia oggi aperte questioni fondamentali sul futuro degli asset italiani".
Massimo Braccini, segretario Generale Fiom Cgil Livorno, interviene per chiedere un confronto e garanzie certe su lavoratori e produzione in merito alla cessione dell'azienda Pierburg di Livorno.
"Nei confronti svolti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy era stato indicato un percorso che avrebbe dovuto garantire trasparenza e garanzie preventive rispetto a operazioni di questa portata. Tali garanzie, tuttavia, non ci sono state. - prosegue Braccini - Colpisce inoltre il fatto che, mentre in Germania risultano già definiti accordi che prevedono tutele e criteri favorevoli in caso di future allocazioni produttive, per gli stabilimenti italiani non emergono analoghe garanzie. Un elemento che apre inevitabilmente interrogativi sul ruolo che verrà assegnato ai siti italiani nella nuova configurazione industriale".
"Pierburg Livorno arriva a questo passaggio dopo anni di difficoltà e con il probabile terzo anno consecutivo di utilizzo di ammortizzatori sociali. - aggiunge Braccini - In questo contesto ogni operazione societaria non può essere considerata neutra e richiede il massimo livello di trasparenza sulle ricadute industriali e occupazionali. Ancora più grave, sul piano delle corrette relazioni industriali, è la scelta dell’azienda di rivolgersi direttamente ai lavoratori con comunicazioni e assemblee prima di un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali. Un comportamento che altera le normali prassi di relazione sindacale e che riteniamo non rispettoso del ruolo delle rappresentanze dei lavoratori".
"Le nostre preoccupazioni sono ulteriormente aggravate dalla natura stessa dell’operazione. - spiega Braccini - Aequita opera prevalentemente attraverso acquisizioni di attività dismesse o non più strategiche dai precedenti gruppi industriali. Per questo motivo non bastano dichiarazioni generiche di continuità: servono impegni concreti, investimenti verificabili e un piano industriale chiaro per ciascun sito. Non è più accettabile un approccio che vede gli stabilimenti italiani in posizione subordinata rispetto ad altri contesti europei, quasi fossero lavoratori di serie B all’interno delle stesse dinamiche industriali".
"Abbiamo già richiesto la convocazione di un tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e ribadisce che ogni passaggio dovrà essere accompagnato da trasparenza, confronto preventivo e garanzie vincolanti. I lavoratori non possono essere considerati una variabile secondaria nei processi di riorganizzazione industriale. Hanno diritto a certezze, non a promesse", conclude Braccini.