Lavoro

"Introdurre il reato di omicidio sul lavoro"

I sindacati Usb e Cgil intervengono dopo l'infortunio sul lavoro costato la vita ad un opeaio 50enne.

"Questa mattina, nel quartiere Shangai nei pressi della nostra sede sindacale, si è consumato l'ennesimo omicidio sul lavoro. Un operaio è rimasto schiacciato da un mezzo meccanico durante le operazioni di carico di alcuni bancali contenti materiale edile. Sulle dinamiche non c'è ancora chiarezza".

Lo scrive il sindacato Usb Livorno in una nota.

"Quello che è certo è che quando un lavoratore muore sul lavoro non è mai una fatalità. - prosegue Usb - Più di mille lavoratori assassinati ogni anno non sono una conseguenza "naturale" o un danno collaterale inevitabile. Chi dice che non ci sono responsabilità implicitamente vorrebbe conviverci di questo. Noi diciamo una cosa diversa. Nel nostro paese un datore di lavoro che non rispetta le norme di sicurezza e soprattutto non le fa rispettare, di fatto non rischia niente. Non esiste un meccanismo di deterrenza adeguato ed è normale che sui cantieri non ci siano regole. Tanto alla fine è colpa della distrazione del lavoratore".

"Nel nostro Paese serve una legge che istituisca il reato di omicidio sul lavoro e lesioni gravi. Questa è la proposta che Usb ha fatto in tutte le sedi. La nostra organizzazione sindacale si unisce al dolore dei familiari e dei colleghi del lavoratore deceduto. Non facciamo calare il silenzio su questa ennesima morte evitabile", conclude Usb.

"Ancora una volta un operaicidio colpisce il nostro territorio, riportando con forza e drammaticità al centro il tema della sicurezza. Alla famiglia del lavoratore va il cordoglio della Cgil di Livorno e della Cgil Toscana.
Ma il cordoglio, da solo, non basta più. Non si tratta di una fatalità, ma si dimostra come ancora una volta il lavoro continui a essere, per troppe persone, un rischio quotidiano".

Si legge in una nota congiunta di Cgil Livorno e Cgil Toscana.


"Si muore quando la prevenzione non è pienamente garantita, - prosegue la nota - quando la sicurezza viene ridotta a un adempimento formale, quando i controlli sono insufficienti e quando l’organizzazione del lavoro mette tempi, produttività e profitto prima della tutela della vita. Nella nostra provincia i lavoratori continuano a pagare un prezzo inaccettabile. Livorno è la provincia toscana con la più alta incidenza di infortuni mortali rispetto al numero di occupati"

"Chi lavora ha diritto a tornare a casa ogni giorno, senza dover mettere a repentaglio la propria esistenza per portare a casa il pane. Ogni morte sul lavoro richiama responsabilità precise che devono essere accertate fino in fondo. Non è più accettabile continuare a considerare questi eventi come inevitabili: la sicurezza deve essere un valore concreto, praticato ogni giorno e garantito in ogni luogo di lavoro, senza eccezioni. Non siamo più disponibili ad assistere in silenzio a questa strage continua. Ogni volta che si muore sul lavoro significa che qualcuno ha sbagliato, che qualcosa non ha funzionato, che la prevenzione non è stata messa al centro. E questo deve avere conseguenze chiare, anche sul piano delle responsabilità datoriali, organizzative e istituzionali. Pretendiamo controlli reali e capillari, investimenti immediati sulla prevenzione, formazione vera, rispetto rigoroso delle norme e un rafforzamento concreto degli organi di vigilanza. Non accetteremo più ritardi, scaricabarile o dichiarazioni di circostanza. La sicurezza non è un costo. La sicurezza è un diritto prioritario di ogni persona che lavora! Finché nei luoghi di lavoro si continuerà a morire, la Cgil sarà presente, denuncerà, si mobiliterà e agirà in tutte le sedi possibili, senza ambiguità e senza arretramenti. Basta morti sul lavoro. La vita delle lavoratrici e dei lavoratori non è negoziabile e viene prima di ogni altra cosa", si conclude la nota.