Lavoro

Pierburg, "vendita senza garanzie inaccettabile"

Massimo Braccini, segretario Generale Fiom Cgil Livorno, chiede garanzie per i lavoratori e chiede nuovo incontro al Mimit

"La possibile cessione della divisione civile automotive di Rheinmetall entra in giorni decisivi e cresce fortemente la preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori degli stabilimenti italiani, a partire dalla Pierburg Livorno. Da mesi come Fiom Cgil denunciamo con chiarezza il rischio che una scelta esclusivamente finanziaria possa scaricare sui lavoratori il costo della riorganizzazione industriale di Rheinmetall, gruppo che ha ormai deciso di concentrare le proprie strategie quasi esclusivamente sul settore militare e della difesa".

Lo dichiara in una nota Massimo Braccini, segretario generale Fiom Cgil Livorno.

"Oggi questo rischio è ancora più concreto. - prosegue Braccini - Le indiscrezioni internazionali e le notizie circolate sulla stampa economica tedesca parlano infatti di una trattativa avanzata con il fondo Aequita, soggetto già contestato in Germania dal sindacato IG Metall per operazioni industriali caratterizzate, secondo le denunce dei rappresentanti dei lavoratori tedeschi, da pesanti riduzioni occupazionali, chiusure di stabilimenti e gestione aggressiva delle ristrutturazioni".

"Non stiamo parlando quindi di una normale operazione industriale, - aggiunge Braccini -  ma di una partita che potrebbe avere conseguenze molto serie sul futuro produttivo e occupazionale del sito di Livorno. Per questo avevamo chiesto al Mimit un confronto vero, trasparente e vincolante. Il tavolo ministeriale aveva rappresentato un primo passaggio importante, ma nelle ultime settimane il Ministero, visto la mancanza di garanzie, aveva deciso di sospendere il confronto in plenaria, riservandosi incontri separati con Rheinmetall prima di riconvocare tutte le parti".

"Nel frattempo però il tempo sta scadendo. - continua Braccini - Il rischio concreto è che la vendita possa essere definita nel giro di pochi giorni senza che sindacati e lavoratori abbiano ancora ricevuto le necessarie garanzie industriali e occupazionali".

"Questo sarebbe inaccettabile. Rheinmetall si deve assumere l’onere sociale e industriale della transizione. Non si può immaginare una cessione di questa portata senza conoscere: il piano industriale del futuro acquirente; le garanzie occupazionali; il mantenimento dei volumi produttivi; gli investimenti previsti sui siti italiani; i vincoli industriali e sociali successivi alla vendita; il ruolo che Rheinmetall intende mantenere rispetto alle produzioni e alle commesse. - conclude Braccini - Soprattutto non si può chiedere ai lavoratori di fidarsi “sulla parola” mentre in altri Paesi europei esistono già vertenze e denunce molto pesanti riguardanti le modalità operative del fondo Aequita. Pierburg Livorno rappresenta un patrimonio industriale strategico fatto di competenze, professionalità, ricerca e capacità produttive costruite in decenni di lavoro. Non consentiremo che venga trattato come un semplice asset finanziario da valorizzare e poi ridimensionare. Per questa ragione chiediamo che il Mimit riconvochi immediatamente il tavolo in plenaria prima di qualsiasi definizione della vendita e che Rheinmetall si assuma fino in fondo le proprie responsabilità sociali e industriali. Servono accordi scritti, vincolanti e verificabili. La Fiom continuerà a mobilitarsi affinché nessuna operazione venga chiusa senza tutele certe per i lavoratori e per il territorio.Il lavoro, l’industria e il futuro produttivo del Paese non possono essere sacrificati a logiche speculative o finanziarie", conclude Braccini.