Attualità

Festa della Repubblica, ecco gli insigniti

Il Prefetto Dionisi: "Sicurezza, lavoro e salute sono le certezze che i cittadini chiedono alle istituzioni". Il sindaco Salvetti a Roma

Un discorso costruito attorno a un filo conduttore preciso: la fiducia tra cittadini e istituzioni come fondamento della democrazia e come condizione indispensabile per affrontare le grandi sfide del presente.

È questo il messaggio che il Prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, ha voluto affidare alla comunità provinciale in occasione delle celebrazioni per l'80esimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, declinando sul territorio il messaggio che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto oggi ai Prefetti d'Italia.

"Il Capo dello Stato ci richiama a consolidare l'architettura della fiducia tra cittadini e istituzioni, ravvivando il senso più autentico della partecipazione democratica. È una riflessione di straordinaria attualità, perché la fiducia non si impone: si costruisce giorno dopo giorno attraverso la credibilità delle istituzioni, la serietà dei comportamenti, la coerenza delle scelte e la capacità di ascoltare i bisogni reali delle persone", ha affermato il Prefetto.

Partendo da questo richiamo, il Prefetto ha sviluppato un percorso che ha toccato i principali temi che oggi interessano la vita delle famiglie e delle comunità.

L'intervento si è aperto con il ricordo del 2 Giugno 1946, quando il popolo italiano, uscito dalla dittatura fascista e dall'oppressione nazista, scelse la strada della democrazia e della libertà.

Particolare rilievo è stato attribuito al ruolo delle donne, protagoniste per la prima volta della vita democratica del Paese attraverso il voto.

"Le donne non furono semplicemente partecipi della nascita della Repubblica. Ne furono protagoniste. E oggi la Repubblica sarà tanto più fedele alle proprie origini quanto più saprà garantire alle donne libertà, opportunità, sicurezza e piena realizzazione della propria persona", ha detto il Prefetto.

Il Prefetto ha poi individuato le tre grandi domande che i cittadini rivolgono oggi alle istituzioni: sicurezza, lavoro e salute.

"Le persone chiedono sicurezza. Chiedono lavoro. Chiedono salute. Chiedono, in altre parole, quelle certezze fondamentali che consentono a una comunità di guardare al futuro con maggiore serenità", ha proseguito.

Particolarmente significativo il passaggio dedicato a Giovanni Falcone.

"Da lui ho imparato che la legalità non è una parola astratta. È un impegno quotidiano. È rigore. È rispetto delle regole. Ma è soprattutto rispetto delle comunità", ha detto Dionisi.

Ampio spazio è stato dedicato al lavoro, allo sviluppo economico e alla Darsena Europa, indicata come una delle principali opportunità strategiche per il futuro della provincia.

"Le grandi infrastrutture non appartengono a una stagione politica. Appartengono al futuro delle comunità", ha detto il Prefetto.

Il Prefetto ha inoltre richiamato il tema della salute come diritto fondamentale della persona e come elemento essenziale della qualità della vita. L'ultima parte dell'intervento è stata dedicata al volontariato, definito una delle ricchezze più autentiche della provincia di Livorno.

"Il volontariato non sostituisce le istituzioni. Le accompagna. Le integra. Le rafforza. Le rende più vicine ai cittadini", ha detto.

Nel finale il Prefetto ha richiamato il pensiero di Giorgio La Pira e il messaggio di Papa Leone XIV sulla centralità della persona umana. La conclusione è stata affidata a parole che hanno sintetizzato l'intero significato della celebrazione repubblicana:

"La Repubblica vive ogni giorno nell'impegno silenzioso di chi lavora, educa, cura, protegge, aiuta e serve il bene comune. È lì che vive la Repubblica. È lì che vive l'Italia migliore. È lì che troviamo le ragioni della nostra fiducia, della nostra speranza e del nostro impegno per consegnare alle generazioni future un Paese ancora più giusto, più forte e più unito", ha concluso il Prefetto.

Durante la cerimonia della Festa della Repubblica sono inoltre state consegnate le seguenti onorificenze.

Onorificenze dell'Ordine "Al Merito della Repubblica Italiana" CAVALIERE 

Dott.ssa Manda BOLOGNESI Dott.ssa Denise COSENTINO Dott.ssa Angela FUMAROLA Sig. Alberto GERMANO Dott.ssa Maria Gloria GIANI Magg. Costantino MIGLIARO Sig. Massimo PERCONTI Don Salvatore BEVINETTO Contramm. Luca Silvio DE MICCO 

Cap. di Vasc. Giuseppe DIANA Luogotenente C.S. Fabio DAGHETTI 

Dott. Paolo COMUNE COMPAGNONI

Sig.ra Angela PANICHI

Onorificenza di "Vittima del terrorismo" 

Luogotenente Giovanni GIGLIO.

In occasione della Festa della Repubblica il sindaco di Livorno Luca Salvetti è andato a Roma.

"Il 2 e il 3 Giugno del 1946, tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale appena conclusa, gli italiani si recarono alle urne per scrivere la storia; donne e uomini, giovani e anziani, gli stessi che avevano rischiato la propria vita per spezzare le catene dell’oppressione fascista e della violenza tedesca, decisero quale forma di stato dare al Paese: monarchia o repubblica ed elessero i rappresentanti dell’Assemblea Costituente, per correggere gli errori del passato. Dopo 85 anni di regno, con il 54,3% dei voti, la Corte di cassazione dichiarò la nascita della Repubblica Italiana.
A Livorno il voto fu un espressione d’intenti ancora più forte e il via libera alla Repubblica arrivo con oltre l’80% dei voti. Di quel momento nel paese e anche nella nostra città rimane un immagine simbolo fatta dalle file interminabili davanti ai seggi, i volti tirati ma pieni di speranza e, per la prima volta, le donne che entravano nella cabina elettorale. Quello storico appuntamento non sancì solo il traguardo del suffragio universale attraverso l’elettorato attivo, ma segnò anche la nascita dell’Assemblea Costituente per scrivere la Carta dei diritti. In quell’alba di inizio estate l’Italia non scelse solo una forma di stato; scelse di ricominciare da zero, voltando le spalle alle macerie della guerra.
Quelle persone all’epoca hanno svolto a pieno il loro compito. Oggi a distanza di 80 anni tocca a noi svolgere il nostro, ma qual’è il nostro compito in un mondo martoriato da conflitti, indebolito dagli interessi singoli che superano quelli della comunità e sopraffatto dall’egoismo. È compito nostro, di tutti, rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini e a tutte le donne dignità..Ieri mentre scrivevo queste riflessioni avevo voglia di non cadere nei consueti saluti retorici e mi sono convinto che per superare la retorica, la Festa della Repubblica deve tornare a essere “popolare” nel senso più nobile del termine. La festa di tutte e tutti coloro che tengono in piedi il tessuto connettivo del Paese. E proprio per questo ho apprezzato infinitamente la scelta del presidente Mattarella di convocare le città con i loro sindaci all’evento che si svolgerà stasera in piazza del quirinale a Roma. Andrò laggiù carico di emozione e convinto che proprio dai territori si possa ritrovare il coraggio per far sì che la Repubblica continui a essere uno spazio aperto, inclusivo e moderno in cui valga la pena sperare e per il quale ci si impegni con i più nobili intenti", ha scritto Salvetti su Facebook.


Qui di seguito il discorso completo del Prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi:

"Care cittadine e cari cittadini della provincia di Livorno, Autorità civili, militari e religiose, celebriamo oggi un anniversario di straordinario valore storico e civile: ottant’anni dalla nascita della Repubblica Italiana.

Ottant’anni da quel 2 giugno 1946 in cui il popolo italiano, dopo essersi liberato dalla dittatura fascista e dall’oppressione nazista, uscì dalle macerie materiali e morali della guerra e scelse di costruire il proprio futuro sui valori della democrazia, della libertà, della partecipazione e della dignità della persona.

Fu una scelta di popolo. Una scelta di coraggio. Una scelta di responsabilità.

Una scelta che ha consentito all’Italia di attraversare ottant’anni di storia democratica, affrontando sfide difficili, trasformazioni profonde e momenti complessi senza mai rinunciare ai valori fondamentali che stanno alla base della nostra convivenza civile.

In quella giornata vi fu anche un evento destinato a segnare profondamente la storia del nostro Paese.

Per la prima volta votarono le donne italiane.

Le donne non furono semplicemente partecipi della nascita della Repubblica.

Ne furono protagoniste.

Con il loro voto contribuirono a costruire una nuova coscienza civile e una nuova idea di cittadinanza.

Ricordare oggi quel momento significa ricordare che la Repubblica nasce dall’inclusione, dalla partecipazione e dal riconoscimento della dignità di ogni persona.

Ma significa anche riconoscere che quella sfida non è ancora conclusa.

La piena affermazione della dignità, della libertà e dell’autodeterminazione delle donne rappresenta ancora oggi una delle grandi responsabilità della nostra società.

Le istituzioni hanno il dovere di contrastare ogni forma di violenza, discriminazione e sopraffazione.

Ma hanno anche il compito di promuovere un cambiamento culturale profondo che riguarda tutti noi e che chiama in causa, in particolare, noi uomini.

Un cambiamento che passa attraverso il rispetto, la responsabilità, il riconoscimento dell’altro e il rifiuto di ogni forma di possesso, dominio o prevaricazione.

La Repubblica sarà tanto più fedele alle proprie origini quanto più saprà garantire alle donne libertà, opportunità, sicurezza e piena realizzazione della propria persona.

Credo che questo sia uno dei messaggi più attuali che il 2 giugno continua a consegnarci.

Oggi il Presidente della Repubblica, nel tradizionale messaggio rivolto ai Prefetti in occasione della Festa della Repubblica, richiama una missione che considero particolarmente importante.

Il Capo dello Stato ci invita a consolidare quella che definisce l’architettura della fiducia tra cittadini e istituzioni, ravvivando il senso più autentico della partecipazione democratica.

È una riflessione di straordinaria attualità.

Perché la fiducia non si impone.

Si costruisce, giorno dopo giorno.

Si costruisce attraverso la credibilità delle istituzioni.

Attraverso la serietà dei comportamenti.

Attraverso la coerenza delle scelte.

Attraverso la capacità di ascoltare e comprendere i bisogni reali della gente.

Questa fiducia diventa il cemento invisibile che tiene unita una comunità.

Perché la Repubblica non vive soltanto nelle sue leggi o nelle sue istituzioni formali.

La Repubblica vive davvero quando chi esercita funzioni pubbliche sa essere credibile, autorevole, serio, rispettoso e concreto.

Quando sa interpretare il proprio ruolo con senso dello Stato, equilibrio e responsabilità.

Quando sa offrire ai cittadini non soltanto parole, ma punti di riferimento solidi, affidabili e capaci di affrontare i problemi reali delle persone.

Perché soprattutto nei momenti più complessi le comunità hanno bisogno di stabilità.

Hanno bisogno di serietà e di autorevolezza.

Hanno bisogno di sapere che esistono istituzioni capaci di affrontare le difficoltà con competenza e spirito di servizi. Viviamo un tempo complesso.

Un tempo attraversato da preoccupanti conflitti internazionali, da trasformazioni economiche profonde, da nuove fragilità sociali, da incertezze che riguardano il lavoro, la sicurezza, la salute e, più in generale, il futuro delle nuove generazioni.

E allora, proprio nei momenti più complessi deve emergere il ruolo autentico delle istituzioni.

Le istituzioni non devono inseguire il rumore del momento.

Non devono inseguire il consenso immediato.

Devono invece rappresentare equilibrio, affidabilità, competenza e lungimiranza.

Devono saper rassicurare senza nascondere i problemi e saper decidere senza alimentare divisioni.

Devono saper dialogare senza rinunciare alla propria autorevolezza.

Perché il rispetto delle competenze e dei ruoli non è un fatto formale.

È una garanzia per i cittadini.

È ciò che consente allo Stato di essere credibile, efficace e vicino ai cittadini.

Questa è l’idea di istituzione che la Prefettura, quale Ufficio territoriale del Governo, ha cercato di interpretare ogni giorno.

Una Prefettura che ascolta, che coordina, che cerca di essere vicina alla collettività.

Una Prefettura che prova a dare risposte concrete alle preoccupazioni e alle incertezze dei cittadini.

Sempre più persone si rivolgono alla Prefettura per rappresentare problemi, difficoltà, fragilità sociali, preoccupazioni per il lavoro, per la sicurezza e per il futuro delle proprie famiglie.

E questo significa una cosa molto importante.

Che i cittadini continuano a vedere nelle istituzioni dello Stato un punto di riferimento credibile.

Per questo sento il dovere di rivolgere un ringraziamento, sincero e profondo, ai dirigenti e a tutto il personale della Prefettura di Livorno.

Perché, pur tra tante difficoltà e complessità crescenti, hanno sempre lavorato con entusiasmo, passione, spirito di servizio e grande senso delle istituzioni.

Anche grazie al loro impegno quotidiano, la Prefettura ha cercato di interpretare questa idea moderna e concreta di amministrazione pubblica: un’istituzione che non si chiude dentro gli uffici, ma che ascolta, dialoga, accompagna, coordina e cerca di offrire risposte.

Il Presidente della Repubblica richiama inoltre la necessità di esercitare ogni funzione pubblica con capacità di ascolto, con una lettura attenta delle dinamiche sociali emergenti e con particolare sensibilità verso le situazioni di maggiore fragilità.

È esattamente la strada che abbiamo cercato di percorrere.

Ascoltare prima di decidere.

Comprendere prima di giudicare.

Costruire soluzioni prima di alimentare contrapposizioni.

Proprio con questo spirito abbiamo cercato di rafforzare il dialogo con le amministrazioni pubbliche, con le associazioni di categoria, con il mondo del volontariato, con le organizzazioni sociali e con tutte le realtà che contribuiscono quotidianamente alla crescita della nostra comunità provinciale.

Se oggi dovessimo chiederci quali siano le principali domande che i cittadini rivolgono alle istituzioni, credo che la risposta sarebbe piuttosto semplice.

Le persone chiedono sicurezza.

Chiedono lavoro.

Chiedono salute.

Chiedono, in altre parole, quelle certezze fondamentali che consentono ad una comunità di guardare al futuro con maggiore serenità.

Attorno a queste grandi esigenze si è sviluppata, una parte importante dell’azione della Prefettura e delle istituzioni del territorio.

Proprio muovendo dalla sicurezza, non è scontato ricordare che essa rappresenta una delle condizioni essenziali della libertà.

Prima di affrontare questo tema, però, consentitemi un ricordo personale.

Nel corso della mia vita professionale ho avuto il privilegio e l'onore di lavorare accanto a Giovanni Falcone.

È un'esperienza che considero tra le più importanti della mia vita e che continua ancora oggi ad accompagnare il mio modo di intendere il servizio pubblico.

Da lui ho imparato che la legalità non è una parola astratta.

È un impegno quotidiano.

È rigore.

È responsabilità.

È rispetto delle regole.

Ma è soprattutto rispetto delle comunità.

Ho imparato che lo Stato è credibile quando è presente.

Quando è serio.

Ho imparato che il contrasto a ogni forma di illegalità non si realizza soltanto attraverso la repressione, ma anche attraverso la costruzione di una società più giusta, più consapevole e più responsabile.

Sono insegnamenti che porto con me da allora e che hanno accompagnato ogni passaggio della mia vita professionale e umana

Ecco perchè affermo che la sicurezza non è soltanto contrasto alla criminalità.

È la possibilità per ogni cittadino di vivere serenamente i propri quartieri, le proprie strade, i propri luoghi di lavoro e di socialità.

È la tutela della convivenza civile.

È la garanzia concreta delle libertà democratiche richiamate anche dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio odierno.

Per questo motivo abbiamo rafforzato il lavoro di coordinamento tra tutte le forze di polizia attraverso un’intensa attività svolta in Prefettura, sia nel Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica sia nelle continue riunioni tecniche di coordinamento.

Un lavoro quotidiano, spesso silenzioso, ma fondamentale.

Perché il controllo del territorio non significa soltanto deterrenza.

Significa presenza dello Stato, capacità di prevenzione, rapidità di intervento e vicinanza concreta ai cittadini.

Dietro ogni presidio, dietro ogni intervento rapido, dietro ogni attività di prevenzione vi sono donne e uomini dello Stato che operano ogni giorno con professionalità, spirito di sacrificio e senso del dovere.

Accanto a loro svolgono un ruolo importante anche le Forze Armate presenti sul territorio, che contribuiscono alla tutela della legalità, alla sicurezza delle comunità e alla difesa delle istituzioni democratiche.

Abbiamo affrontato situazioni delicate e complesse, intervenendo sui temi della sicurezza urbana, della tutela della quiete pubblica, della vivibilità dei quartieri e della serenità dei residenti.

Abbiamo rafforzato le operazioni ad alto impatto, intensificato il controllo del territorio e utilizzato tutti gli strumenti normativi disponibili per prevenire fenomeni di degrado e criminalità.

In questo quadro si inseriscono anche le aree a vigilanza rafforzata, le cosiddette zone rosse, che hanno consentito di intervenire in contesti particolarmente sensibili con misure mirate di tutela della sicurezza urbana e dell’incolumità pubblica.

Misure che non rappresentano soltanto un intervento di controllo.

Rappresentano soprattutto un segnale concreto della presenza dello Stato nei territori più esposti a fenomeni di illegalità, degrado o forte tensione sociale.

Perché la sicurezza vera non nasce dalla paura.

Nasce dalla consapevolezza che le istituzioni sono presenti, vigili e capaci di intervenire quando necessario.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.

Perché quando i cittadini chiedono sicurezza non chiedono soltanto tutela dalla criminalità.

Chiedono anche stabilità, prospettive e la possibilità di costruire il proprio futuro.

Parlare di sicurezza oggi significa inevitabilmente parlare anche di lavoro.

Perché il lavoro non rappresenta soltanto una fonte di reddito.

Il lavoro rappresenta dignità.

Autonomia.

Realizzazione personale.

Partecipazione alla vita della comunità.

Possibilità di costruire una famiglia e di immaginare il proprio futuro con serenità.

Per questo motivo, continuiamo ad affrontare, con grande attenzione e concreta vicinanza, le crisi aziendali, i tavoli occupazionali e le difficoltà produttive che interessano il nostro territorio.

Abbiamo cercato di accompagnare percorsi complessi, favorito il dialogo tra imprese e organizzazioni sindacali, promosso momenti di confronto e cercato di creare le condizioni per favorire soluzioni condivise.

Sempre con un obiettivo molto semplice: tutelare il lavoro e, attraverso esso, tutelare la dignità delle persone.

Particolare attenzione è stata dedicata alle trasformazioni che stanno interessando i settori imprenditoriali che vivono cambiamenti profondi e che richiedono capacità di adattamento, investimenti, innovazione e visione strategica.

In particolare, abbiamo seguito con concreta vicinanza l’evoluzione del sistema portuale, che rappresenta il principale motore economico della provincia e uno degli asset più importanti dell’intera Toscana.

Anche in questo ambito il metodo è stato sempre lo stesso.

Ascolto.

Responsabilità.

Concretezza.

Perché i lavoratori e le imprese non chiedono slogan.

Chiedono serietà, interlocutori affidabili, e istituzioni capaci di affrontare problemi complessi con equilibrio e senso di responsabilità.

La credibilità delle istituzioni si misura soprattutto nei momenti difficili.

Si misura nella capacità di affrontare i problemi senza scaricare responsabilità sugli altri.

Si misura nella capacità di costruire percorsi e prospettive. Grande attenzione, inoltre, è stata dedicata anche ai temi della sicurezza sul lavoro.

Perché non può esistere vera dignità del lavoro senza tutela della vita e dell’incolumità dei lavoratori.

La sicurezza sul lavoro non è un adempimento burocratico.

Non è una formalità.

È un valore e un dovere morale.

È una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, imprese, organizzazioni sindacali e lavoratori.

Abbiamo promosso momenti di confronto e iniziative finalizzate a rafforzare la cultura della prevenzione.

Abbiamo dedicato particolare attenzione anche alla sicurezza dei grandi insediamenti industriali e dei siti a rischio presenti sul territorio provinciale.

La pianificazione delle emergenze.

La prevenzione degli incidenti.

Il costante confronto con le aziende, con gli enti tecnici e con le amministrazioni competenti.

Sono attività che rappresentano un dovere imprescindibile.

Perché la sicurezza delle imprese non riguarda soltanto i lavoratori.

Riguarda le comunità e l’ambiente.

Riguarda la salute pubblica e la qualità della vita dei cittadini.

Accanto al tema del lavoro vi è poi quello dello sviluppo.

Uno sviluppo che deve essere sostenibile e inclusivo.

Capace di generare opportunità e, quindi, di creare occupazione.

Capace di offrire ai giovani ragioni per investire il proprio futuro nella nostra provincia.

In questo quadro si colloca la Darsena Europa.

Una delle più importanti opere infrastrutturali oggi in corso nel nostro Paese.

Una sfida decisiva, non soltanto per Livorno.

Una sfida decisiva per la Toscana e per l’intero sistema logistico nazionale.

La Darsena Europa non rappresenta soltanto un’infrastruttura portuale.

Costituisce una straordinaria opportunità di crescita economica e occupazionale.

Parliamo di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, di crescita per l'indotto, di sviluppo per il sistema produttivo e di opportunità per i giovani.

Per questo la Darsena Europa non riguarda soltanto il porto.

Riguarda il futuro economico e sociale dell’intera provincia di Livorno, la capacità del territorio di attrarre investimenti, la competitività del sistema produttivo e il futuro delle prossime generazioni.

Le grandi infrastrutture non appartengono a una stagione politica, non sono di proprietà di chi le propone o di chi le realizza.

Appartengono al futuro delle comunità.

Proprio per questo sto cercando di favorire un clima di serietà, credibilità e responsabilità attorno a questo grande progetto.

Perché gli investimenti hanno bisogno di stabilità.

Hanno bisogno di affidabilità e di certezze.

Hanno bisogno di istituzioni capaci di accompagnare processi complessi con competenza e visione.

Lo stesso impegno abbiamo cercato di portarlo avanti sul piano delle infrastrutture stradali e ferroviarie.

Penso al lavoro svolto per migliorare la sicurezza della viabilità costiera.

Penso all’attenzione dedicata alla sicurezza del Romito.

Penso al confronto costante con ANAS, con gli enti territoriali e con tutti i soggetti coinvolti.

Penso alla necessità di migliorare i collegamenti ferroviari e retroportuali.

Perché le infrastrutture non sono soltanto opere pubbliche.

Sono strumenti di crescita e di sviluppo.

Sono strumenti di sicurezza e di coesione territoriale.

Uno Stato credibile è uno Stato che sa programmare, sa decidere e sa realizzare.

Nel suo messaggio, il Presidente della Repubblica richiama anche un altro aspetto essenziale della vita democratica.

Quella di intercettare bisogni, aspettative e speranze delle giovani generazioni.

Di valorizzarne i talenti.

Di creare opportunità.

Di costruire prospettive.

È un richiamo che riguarda tutti noi.

Perché siamo chiamati, non soltanto a risolvere i problemi del presente, ma anche a costruire il futuro.

In questa prospettiva, allora, si colloca un altro tema fondamentale: quello della salute.

Perché tra le principali certezze che i cittadini chiedono alle istituzioni vi è certamente quella di poter contare su un sistema sanitario efficiente, accessibile e vicino alla gente.

La salute rappresenta uno dei diritti fondamentali della persona e uno dei pilastri su cui si fonda la qualità della vita di una comunità.

Per questo motivo guardiamo con attenzione e fiducia ai percorsi di sviluppo e di potenziamento del sistema sanitario della nostra provincia.

Sono certo che l'impegno della Regione Toscana, dell'Azienda Sanitaria e di tutte le istituzioni competenti continuerà ad essere orientato a garantire servizi sempre più moderni, efficienti e rispondenti ai bisogni dei cittadini.

Gli investimenti programmati, i processi di ammodernamento delle strutture, l'innovazione tecnologica e il costante miglioramento dei servizi costituiscono elementi fondamentali per garantire ai cittadini risposte sempre più efficaci e vicine ai loro bisogni.

Ma il patrimonio più prezioso della sanità non è costituito soltanto dalle strutture o dalle tecnologie. È costituito soprattutto dalle donne e dagli uomini che vi operano ogni giorno.

Medici, infermieri, operatori sanitari e personale amministrativo che svolgono il proprio servizio con competenza, dedizione, umanità e straordinario senso del dovere.

La Prefettura, nell'ambito delle proprie competenze, continuerà a offrire il proprio contributo ogni volta che sarà necessario rafforzare la tutela del personale sanitario e la sicurezza dei luoghi di cura.

Lo abbiamo fatto, ad esempio, attraverso le iniziative condivise per la prevenzione delle aggressioni nei confronti degli operatori sanitari, attraverso il rafforzamento delle misure di sicurezza e attraverso la costante collaborazione con l'Azienda Sanitaria, le Forze di Polizia e tutte le istituzioni coinvolte.

Perché tutelare chi cura significa tutelare l'intera comunità.

E significa contribuire a rendere sempre più forte e più vicino ai cittadini il sistema sanitario della nostra provincia.

Ma il Presidente della Repubblica ci richiama oggi anche ad un’altra responsabilità fondamentale delle istituzioni.

Quella di custodire e rafforzare la trama del tessuto sociale.

Di intercettare i bisogni della gente.

Di comprendere le fragilità emergenti.

Di valorizzare tutte le energie positive presenti nelle comunità.

È un richiamo che va ben oltre l’azione amministrativa.

Perché una comunità non vive soltanto di infrastrutture.

Non vive soltanto di economia o di servizi pubblici.

Una comunità vive di relazioni.

Di solidarietà.

Di partecipazione.

Di senso civico.

Di attenzione verso gli altri.

È in questo contesto che si manifesta una delle qualità più preziose della provincia di Livorno.

Mi riferisco al mondo del volontariato.

Un patrimonio straordinario di generosità, competenze, passione e spirito di servizio.

Un patrimonio che accompagna ogni giorno l’azione delle istituzioni e che rappresenta uno dei pilastri più solidi della nostra comunità.

Lo vediamo nell’impegno delle associazioni di volontariato sociale.

Nelle associazioni sanitarie.

Nella protezione civile.

Nel sostegno ai più fragili.

Nell’assistenza agli anziani.

Nell’aiuto alle famiglie in difficoltà.

Nell’accoglienza.

Nella tutela delle persone con disabilità.

Nella vicinanza a chi vive situazioni di disagio o solitudine.

Sono migliaia le donne e gli uomini che dedicano gratuitamente il proprio tempo agli altri.

Che mettono a disposizione competenze, energie e umanità.

Che svolgono attività spesso silenziose, lontane dai riflettori, ma essenziali per la tenuta sociale delle nostre comunità.

Il volontariato non sostituisce le istituzioni.

Ma le accompagna.

Le integra.

Le rafforza.

Le rende più vicine ai cittadini.

Anche grazie a questa straordinaria rete di solidarietà, una comunità riesce ad affrontare le difficoltà, le emergenze e le fragilità sociali.

Per questo il volontariato va sostenuto e valorizzato.

Perché rappresenta una delle espressioni più alte dello spirito repubblicano.

La Repubblica, infatti, non è soltanto un ordinamento giuridico.

Non è soltanto un insieme di organi dello Stato.

La Repubblica è una comunità di donne e uomini che si riconoscono in valori comuni.

Che condividono responsabilità comuni.

Che si prendono cura gli uni degli altri.

Ed è proprio in questa capacità di prendersi cura degli altri che si misura la qualità morale di una comunità.

Mi tornano allora alla mente le parole di Giorgio La Pira:

“La speranza dei poveri non deve essere delusa.”

Una frase semplice.

Ma straordinariamente profonda.

Perché ci ricorda che il valore delle istituzioni non si misura dalla forza che esercitano bensì dalla capacità di dare risposte e di generare speranza.

Dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.

Forse è proprio questo il compito più alto delle istituzioni democratiche.

Non deludere la fiducia delle persone, il loro bisogno di giustizia e di sicurezza.

Non deludere il bisogno di lavoro e di salute, di dignità e di umanità.

E in questo cammino ci accompagna anche il richiamo che Papa Leone XIV rivolge costantemente al nostro tempo.

Quello di restituire centralità alla persona umana.

Alla sua dignità. Alla sua coscienza. Alle sue relazioni.

Perché nessun progresso può dirsi autentico se smarriamo il valore della persona.

Nessuna crescita economica può dirsi davvero compiuta se non mette al centro l’uomo, la sua dignità e la sua responsabilità morale.

Una comunità cresce davvero quando ogni donna e ogni uomo possono sentirsi riconosciuti nel loro valore più profondo.

Quando nessuno viene considerato un numero.

Quando nessuno viene lasciato solo.

Quando la persona umana rimane il fine ultimo dell’azione pubblica e non diventa mai uno strumento.

È da qui che nasce la fiducia e la coesione di una comunità.

È da qui che continua a vivere lo spirito più autentico della Repubblica.

E allora, in questo ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, credo che il nostro compito sia soprattutto questo.

Continuare a costruire fiducia e credibilità.

Continuare a costruire speranza e una comunità capace di guardare al futuro con serenità.

Perché la Repubblica non è un’entità astratta.

La Repubblica vive nelle nostre comunità.

Vive nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, negli uffici pubblici.

Vive nelle scelte quotidiane di ciascuno di noi.

Una Repubblica forte non è quella che alza la voce.

È quella che sa essere credibile.

Perché il Popolo italiano può affrontare qualsiasi difficoltà se sa di potersi riconoscere in istituzioni degne della sua fiducia.

Consentitemi, nel finale del mio discorso, di rivolgere alcuni sinceri e doverosi ringraziamenti.

Il primo e più sentito ringraziamento va alle Forze di Polizia della provincia di Livorno — Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza — e ai loro vertici.

Al Questore, al Comandante Provinciale dei Carabinieri e al Comandante Provinciale della Guardia di Finanza desidero esprimere la mia più profonda gratitudine per il lavoro svolto quotidianamente con professionalità, equilibrio, spirito di servizio e straordinario senso dello Stato.

Grazie, infinitamente grazie, alle donne e agli uomini delle Forze di Polizia che, in ogni ora del giorno e della notte, presidiano il territorio, prevengono e contrastano i fenomeni criminali, intervengono nelle situazioni più difficili e garantiscono, con sacrificio e dedizione, la sicurezza e la libertà di tutti noi.

Un pensiero particolarmente partecipe desidero poi rivolgerlo alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria.

Essi operano in un contesto complesso e delicato, assicurando quotidianamente legalità, sicurezza e rispetto della dignità delle persone recluse.

Accanto alla necessaria attenzione per le condizioni di vita dei detenuti negli istituti penitenziari, ritengo però doveroso richiamare anche la necessità di continuare a migliorare le condizioni di lavoro di chi vi presta servizio, spesso in situazioni difficili e gravose.

A loro desidero esprimere la mia vicinanza, il mio rispetto e il mio sincero ringraziamento.

Un ringraziamento particolarmente sentito va al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e, in modo speciale, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Livorno e al suo Comandante.

Le donne e gli uomini dei Vigili del Fuoco rappresentano uno degli esempi più alti di servizio alla collettività.

Con professionalità, coraggio e competenza intervengono quotidianamente per salvare vite umane, affrontare emergenze e garantire la sicurezza dei cittadini.

Accanto a questa fondamentale attività di soccorso, desidero sottolineare anche il prezioso lavoro svolto sul fronte della prevenzione e della sicurezza, attraverso i controlli e le verifiche finalizzati a rendere più sicuri i luoghi di lavoro, le attività produttive e gli spazi frequentati dai cittadini.

Un'attività che costituisce un importante strumento di tutela della gente, dei lavoratori, delle imprese e dell'intera comunità provinciale.

A loro va la riconoscenza e la gratitudine di tutta la provincia di Livorno.

Un ringraziamento altrettanto convinto desidero rivolgerlo alle Forze Armate presenti sul territorio.

La loro presenza rappresenta un presidio, irrinunciabile, di sicurezza, di stabilità e di servizio al Paese.

In questo contesto un pensiero particolare va all'Accademia Navale di Livorno e al suo Comandante, autentica eccellenza della nostra provincia e prestigiosa istituzione dello Stato.

L'Accademia rappresenta non soltanto un luogo di formazione di altissimo livello, ma anche un punto di riferimento morale e civile per l'intera comunità.

Un sentito e particolare ringraziamento desidero rivolgerlo alla Direzione Marittima della Toscana e al suo Direttore.

La professionalità, la competenza e il senso dello Stato con cui vengono garantite la sicurezza della navigazione, la tutela della vita umana in mare e il corretto svolgimento delle attività marittime rappresentano un patrimonio prezioso per il nostro territorio.

Ho particolarmente apprezzato, fin da subito, la capacità di tutte le amministrazioni dello Stato, impegnate sul fronte della sicurezza e della tutela della collettività, di operare in piena sintonia e sinergia tra di loro.

Questa capacità di fare squadra tra istituzioni dello Stato, nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli e delle rispettive competenze, costituisce uno degli elementi di cui sono maggiormente orgoglioso e che rappresenta una delle più importanti ricchezze della nostra provincia.

Un ringraziamento va alla Magistratura, al personale delle Procure e degli Uffici giudiziari, per il lavoro svolto quotidianamente a tutela della legalità, dei diritti e della giustizia, in un rapporto di costante e proficua collaborazione istituzionale con la Prefettura e con le Forze di Polizia.

Desidero esprimere la mia più sincera riconoscenza a Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Simone Giusti.

Il suo magistero spirituale, la sua costante attenzione verso le fragilità sociali e la sua capacità di essere punto di riferimento per l'intera comunità rappresentano un patrimonio prezioso per il nostro territorio.

La sua capacità di richiamare costantemente l'attenzione delle istituzioni sui bisogni più profondi della comunità, di favorire il dialogo tra i diversi soggetti sociali e istituzionali e di promuovere percorsi di incontro, ascolto e confronto rappresenta un contributo di straordinario valore civile, oltre che spirituale, per l'intera provincia di Livorno.

Un pensiero di gratitudine rivolgo altresì alla comunità ebraica e alle altre confessioni religiose presenti nella provincia, che contribuiscono ogni giorno alla costruzione di una società più coesa, più solidale e più attenta alla persona.

Desidero ringraziare tutte le Amministrazioni comunali della provincia, i Sindaci e gli amministratori locali, per l'impegno quotidiano profuso al servizio delle rispettive comunità.

Un ringraziamento va anche alla Provincia di Livorno, per il contributo assicurato nell'ambito delle proprie competenze e per la collaborazione sviluppata su numerose questioni di interesse territoriale.

Un ringraziamento va inoltre alle Polizie Locali e alla Polizia Provinciale, che svolgono quotidianamente un'importante attività di prossimità, controllo e presidio del territorio, contribuendo con professionalità e spirito di collaborazione alla sicurezza delle nostre comunità.

Un ringraziamento va anche all'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, con l'auspicio che il porto di Livorno possa crescere e a svilupparsi, rafforzando il proprio ruolo strategico a esclusivo beneficio dell'intera comunità provinciale.

Un ringraziamento va alla Regione Toscana, al Presidente, alla Giunta e al Consiglio regionale.

Le grandi sfide che interessano il nostro territorio richiedono sempre più una collaborazione efficace tra i diversi livelli di governo — locale, regionale e statale — nel comune interesse dei cittadini.

Sono certo che questo dialogo istituzionale potrà ulteriormente consolidarsi, contribuendo a dare risposte sempre più efficaci ai bisogni della nostra comunità.

Desidero inoltre rivolgere un ringraziamento profondo a tutti i medici, agli infermieri, agli operatori sanitari e a tutto il personale della sanità che opera nella nostra provincia.

Con professionalità, competenza, umanità e spirito di sacrificio essi garantiscono quotidianamente un servizio essenziale per la vita delle persone.

A loro va il nostro rispetto più autentico e la nostra riconoscenza più sincera.

Un pensiero va al mondo delle associazioni di categoria, che rappresentano una componente essenziale della vita economica e produttiva della provincia.

A loro rivolgo l'auspicio che possa svilupparsi sempre più una collaborazione concreta, stabile e orientata ai risultati, nell'interesse delle imprese, dei lavoratori e dell'intera comunità.

Un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo alle organizzazioni sindacali.

Ho sempre considerato il confronto con le rappresentanze dei lavoratori un elemento fondamentale della vita democratica e uno strumento indispensabile per affrontare le questioni del lavoro, della sicurezza e della giustizia sociale.

Il loro contributo continua ad essere prezioso per comprendere le esigenze del mondo del lavoro e per costruire percorsi di tutela e sviluppo.

Un pensiero speciale va al mondo del volontariato.

Come ho già avuto modo di ricordare, il volontariato rappresenta una delle ricchezze più autentiche della nostra provincia.

Le volontarie e i volontari, con la loro generosità, la loro disponibilità e la loro capacità di essere vicini alle persone più fragili, rendono ogni giorno la nostra comunità più forte, più umana e più solidale.

A loro va la gratitudine più sincera delle istituzioni che rappresento.

Un pensiero va al mondo della scuola, ai dirigenti scolastici, ai docenti, al personale amministrativo e a tutti coloro che operano nel sistema dell'istruzione.

Ma soprattutto va ai giovani.

Perché è nei giovani che la Repubblica ripone le proprie speranze migliori.

È nella loro crescita culturale, civile e umana che si costruisce il futuro del nostro Paese.

Un grazie sincero, poi, va agli organi di informazione.

Con il loro lavoro quotidiano essi svolgono una funzione essenziale per la vita democratica, contribuendo a informare i cittadini, a favorire la trasparenza e a rafforzare il rapporto tra istituzioni e comunità.

Desidero infine rivolgere un sentito ringraziamento al Ministro dell'Interno e al Governo della Repubblica, che mi hanno conferito l'onore di servire questa provincia come Prefetto.

La fiducia accordatami rappresenta per me motivo di orgoglio e, al tempo stesso, uno stimolo costante a svolgere questo incarico con il massimo impegno, senso dello Stato e spirito di servizio.

Un particolare ringraziamento desidero rivolgere al Ministro e al Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per il conferimento dell'incarico di Commissario Straordinario per la Darsena Europa.

Considero tale incarico non soltanto un grande onore personale, ma soprattutto una responsabilità nei confronti della comunità livornese, della Toscana e del Paese, che intendo esercitare con assoluta dedizione e spirito di servizio.

Consentitemi, infine, un ringraziamento più personale.

Vedete, chi svolge funzioni pubbliche sa bene quanto il servizio alle istituzioni richieda tempo, energie, disponibilità e, spesso, anche sacrifici che inevitabilmente coinvolgono la sfera familiare.

Per questo desidero rivolgere un pensiero di profonda gratitudine a mia moglie.

Per l’amore con cui mi accompagna ogni giorno.

Per il sostegno costante che non mi ha mai fatto mancare.

Per la vicinanza preziosa nei momenti più impegnativi.

Per la comprensione dimostrata di fronte alle tante assenze che questo servizio comporta.

Per la pazienza, la sensibilità e l’equilibrio con cui ha sempre condiviso il peso delle responsabilità che derivano dal mio incarico.

È un ringraziamento che nasce dalla consapevolezza che dietro ogni funzione pubblica vi sono spesso affetti, rinunce e sacrifici silenziosi che meritano di essere riconosciuti.

E che senza il sostegno delle persone che ci sono più vicine sarebbe molto più difficile svolgere il proprio dovere con la passione, la serenità e la dedizione che le istituzioni e, soprattutto, i cittadini meritano.

E, infine, voglio rivolgere un pensiero di vicinanza a tutte le cittadine e a tutti i cittadini della provincia di Livorno che, con senso civico, responsabilità e amore per il proprio territorio, contribuiscono ogni giorno alla crescita della nostra comunità.

A tutti loro va il ringraziamento della Repubblica.

A tutti loro va il riconoscimento delle istituzioni e la nostra gratitudine.

Perché la Repubblica vive ogni giorno nell’impegno silenzioso di chi lavora, educa, cura, protegge, aiuta e serve il bene comune.

È lì che vive la Repubblica.

È lì che vive l’Italia migliore.

È lì che troviamo le ragioni della nostra fiducia, della nostra speranza e del nostro impegno per consegnare alle generazioni future un Paese ancora più giusto, più forte e più unito.

Viva la Repubblica.

Viva l’Italia.

Viva Livorno e la sua provincia".