La Conferenza Donne Democratiche di Livorno condanna con fermezza gli insulti sessisti rivolti all’arbitra livornese durante la partita Como-Venezia di domenica scorsa.
Vai a fare la pasta al sugo, Vai a passare l’aspirapolvere, sono le frasi vergognose rivolte a Maria Sole Ferrieri Caputi, arbitra livornese prima donna ad aver diretto una partita di Serie A (nel 2022), contestata per aver negato un rigore ai lagunari.
"Non si tratta di una normale contestazione sportiva, ma di sessismo. - hanno evidenziato dalla Conferenza Donne Democratiche - Una decisione arbitrale può essere criticata; invitare una donna a tornare in cucina significa delegittimarla per il solo fatto di essere donna. Questi slogan sono l'espressione di una cultura patriarcale che continua ad assegnare alle donne ruoli subordinati e a mettere in discussione la loro autorevolezza quando conquistano spazi storicamente considerati maschili. Dire a un'arbitra di occuparsi delle faccende domestiche significa ricordarle quale sarebbe, secondo una mentalità discriminatoria, il posto che dovrebbe occupare. Questa cultura si manifesta anche nella violenza verbale che attraversa gli stadi, le relazioni e i social network. Le norme e le sanzioni sono indispensabili e vanno applicate, ma contemporaneamente serve un cambiamento culturale e la capacità di riconoscere un limite. La libertà di espressione non può diventare un alibi per umiliare e discriminare. Lo sport ha una responsabilità educativa fondamentale, così come le società, le federazioni, le istituzioni e ciascuno di noi".
Per la Conferenza delle Donne Democratiche la solidarietà non basta e chiedono che "vengano accertate le responsabilità e applicate le sanzioni previste nei confronti dei responsabili e delle società coinvolte, allo stesso tempo proponiamo che la FIGC e le istituzioni sportive, anche con il coinvolgimento della FIFA, promuovano la diffusione negli stadi del numero antiviolenza e stalking 1522, attraverso campagne informative e messaggi sugli schermi, e sostengano campagne di sensibilizzazione contro il sessismo e gli stereotipi di genere".
"Gli stadi devono essere luoghi di sport, rispetto e inclusione, nei quali chi subisce o assiste a comportamenti discriminatori sappia di non essere solo e possa trovare strumenti concreti di aiuto. Ci uniamo all'appello della vicesindaca di Livorno, Libera Camici, ed esprimiamo alla concittadina Maria Sole Ferrieri Caputi tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno. Le donne non devono stare al loro posto: devono poter scegliere liberamente quale posto occupare. Il rispetto non è una concessione, è un diritto. E la parità non può fermarsi davanti a un campo di calcio", hanno concluso.
Di fatto qualcosa si è mosso. Dura presa di posizione dell'Aia (Associazione Italiana Arbitri), la Procura federale Figc ha aperto un'indagine acquisendo immagini e audio con l'obiettivo di identificare i responsabili. Anche il Como, dopo il clamore mediatico, ha ribadito di impegnarsi a fare il possibile affinché episodi del genere non si ripetano.