Attualità

Libri in rivolta, festival all'ottava edizione

L'evento dedicato all'editoria indipendente si terrà il 13, 14 e 15 marzo 2026 presso la ex Caserma Occupata di Livorno

Torna Libri in Rivolta, festival indipendente del libro, alla sua ottava edizione. Tre giorni di presentazioni, tavole rotonde, musica, teatro e incontri in Ex Caserma Occupata (via adriana 16, Livorno), con realtà editoriali e autrici provenienti da tutta Italia.

Come spiegano gli organizzatori in una nota, il tema di quest'anno è rabbia e cura: due forze che non si escludono ma si tengono e si alimentano a vicenda. La rabbia come forma di conoscenza, come lingua di chi non è più disposto a sopportare. La cura come ciò che permette alla rabbia di andare dove serve, di non disperdersi. Un tema che attraversa ogni aspetto del programma: i testi presentati, le discussioni, gli incontri. 

Per tre giorni, 27 realtà editoriali indipendenti provenienti da tutta Italia allestiscono i loro banchetti negli spazi della Caserma, affiancati da uno spazio bookswap aperto a tutt*.

Tra gli ospiti: Susetto er Duro, Kenobit, Guendalina Simoncini, Mattia Tombolini, Marie Moïse e tante altre autrici e autori.

Il programma attraversa temi come abolizionismo, posizionalità, organizzazione dal basso nei quartieri, potere delle parole e attivismo digitale. A questo si affiancano sessioni di gioco di ruolo con Cronache Ribelli, una cena popolare organizzata da Brigata cucina e serate con musica dal vivo e teatro.

Un appuntamento che negli anni è diventato punto di riferimento per l'editoria indipendente italiana e per chi cerca spazi di cultura, pensiero e comunità.

Il festival apre venerdì 13 alle 17 e sabato e domenica alle 15. Ingresso a offerta libera. L'evento è autorganizzato e aperto a tutt*.

PROGRAMMA COMPLETO

VENERDÌ 13 MARZO

18:00 - 19:00 | Presentazione: Nel quartiere per il quartiere Susetto er Duro, Vittorio Cateni

19:30 - 20:30 | Presentazione: Posizionarsi: dal sé al collettivo Marie Moïse, Olimpia Capitano, Matilde Flamigni

21:00 - 23:00 | Spettacolo: Musica e teatro Quartetto d'archi e spettacolo teatrale con Mariachiara Digiacomo, Antonino Cicero Santalena e Seit Kibja

SABATO 14 MARZO

16:30 - 17:30 | Presentazione: Vi aboliamo tutto Antigone, Giulia de Rocco, Emmanuele Pilla

18:00 - 19:00 | Presentazione: Parole, parole, parole Equipaggio della Taimar, Rosalba Nodari

19:30 - 20:30 | Presentazione: Sigma 13 - Il mondo senza sogni Loredana Oddone, Sergio Tosato

20:30 | Cena Popolare Organizzata da Brigata cucina, in aggiunta ai banchetti del cibo

21:30 - 22:30 | Presentazione: La foresta nera dell'internet Kenobit, Guendalina Simoncini

23:00 - 03:00 | Concerti La Casa del Boia, The Real Wood e DJ Set con il GemBoy di Kenobit

DOMENICA 15 MARZO

13:00 - 18:00 | Attività: Banditi! Sessioni di gioco di ruolo Con Cronache Ribelli (prenotazione, link in bio)

15:00 - 16:00 | Tavola rotonda: Club del libro Ci ritroviamo a chiacchierare dei libri che ci piacciono su rabbia e cura

16:30 - 17:30 | Presentazione: Livorno Antimilitarista Mario Rossi, Coordinamento Antimilitarista Livornese

18:00 - 19:00 | Presentazione: Sacro Rancore Mattia Tombolini

19:00 - 20:00 | Musica dal vivo Cinus Acustico

MANIFESTO:

La rabbia non serve, dicono. 

È sbagliata, irrazionale, un qualcosa da reprimere.

È il sintomo della nostra barbarie o un errore strategico, a seconda della situazione.

È il mostro dell’inciviltà che si annida nelle nostre richieste, delle nostre assurde, eccessive, scomposte, ignorantissime richieste. 

È il pretesto per delegittimare ogni gesto di ribellione. La rabbia delle piazze, delle milizie, quella che sentiamo bollire sotto pelle: un’esagerazione.

Perché, a quanto pare, le battaglie si vincono solo con il sangue freddo, con la logica, con un certo decoro. Come se dovessimo giocare una partita con un mazzo truccato, uno con pochissime carte mentre dall’altra parte tirano lacrimogeni agli occhi. Ci accecano e ci dicono poi che abbiamo sbagliato noi.

Eppure la rabbia è una forma di conoscenza. La rabbia si parla, si scrive, si dipinge, si urla.

È ciò che resta quando la realtà ci ha masticato così a lungo che non si può più fingere di niente. È memoria del torto, mappa dell’ingiustizia, energia. Nei movimenti, nelle lotte, la rabbia è sempre stata una lingua parlata fluentemente: è la lingua di chi vive schiacciat* e non è più dispost* a sopportare.

La rabbia espressa e tradotta in azione al servizio della nostra visione è un atto liberatorio, qualcosa che ci schiarisce e rafforza le idee, per dirla con Audre Lorde, perché la rabbia che trova collocazione non incancrenisce, ma genera, brucia, illumina. La rabbia serve per alzare la testa da terra. La rabbia organizzata è trasformativa. Rinunciare alla rabbia significa rinunciare al proprio potere e alla facoltà di cambiare

Ma la rabbia, da sola, non basta: senza cura diventa una fiammata enorme e si spegne subito, lasciando solo cenere. E con la cenere non ci si scalda, né ci si cucina un pasto.

Per far durare il fuoco servono ceppi grossi, scelti con pazienza e posizionati con attenzione.

Serve cura. Serve costruire insieme perché siamo umani e sono i nostri legami a renderci tali. È l’empatia che ci fa umani, è provvedere per sé e per la comunità, è il pianificare insieme, tenersi saldi, mantenersi vivi. La cura è ciò che permette alla rabbia di andare dove serve, di non disperdersi.

Senza cura, la lotta si accartoccia e diventa una pratica performativa o uno slancio pietista. Diventa la pietà umanitaria che abbassa la mano dall’alto per far sentire meglio chi ogni tanto soffre le vertigini del proprio privilegio. 

Diventa cosplay rivoluzionario dove ci convinciamo di essere i personaggi principali di un gioco di cui fingiamo di conoscere i comandi, eroi sempre giovani e belli, innamorati della rivoluzione e mai delle persone. 

La cura è ciò che tiene insieme il senso e che nutre la rabbia, pronta ad accendersi dalle braci per proteggere le cose che costruiamo con affetto. Pronta a proteggere, attaccare, bruciare, l’una al servizio dell’altra, continuamente abbracciate. Quest’anno Libri in Rivolta vuole dare spazio a questa sintesi con testi, discussioni e incontri che si interroghino e raccontino le varie declinazioni della rabbia e della cura. Per non separare la ferita dal gesto che la rimargina. Per ricordarci che la lotta è sempre un impasto di lacrime, sudore, schifo, ingegno, amore, violenza.