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domenica 24 settembre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​DIZIONARIO MINIMO: Magellano

di Libero Venturi - domenica 10 settembre 2017 ore 08:00


Dunque, ricapitoliamo. Il genovese Cristoforo Colombo nel 1492 scopri l'America. Rimase convinto che fossero le Indie e così il nome del nuovo continente derivò dal navigatore che per primo ne riconobbe l'esistenza e cioè il fiorentino Amerigo Vespucci. Lo suppose da informazioni raccolte da altri navigatori e perché era un ottimo astronomo e geografo. Oltreché un valente scrittore, le cui lettere e le cui idee furono diffuse grazie all’invenzione della stampa. Vespucci fece quattro viaggi nelle Americhe, dal 1497 al 1504, al sevizio della Spagna e poi del Portogallo, durante i quali, tra le altre cose, scoprì in una baia "un villaggio a modo di città, collocato sopra le acque, come Venezia" e questo dette nome al Venezuela. Individuò il Rio delle Amazzoni e, costeggiando il Brasile, raggiunse una meravigliosa baia. Era il primo gennaio del 1502, e sia per questo, sia per il fatto che i navigatori credettero di essere alla foce di un fiume, chiamarono quel luogo Rio de Janeiro. Che se ci arrivavano anche solo a febbraio sarebbe stato peggio perché Rio de Fevereiro suonava piuttosto male. Poi la spedizione di Vespucci, scendendo fino a 52 gradi di latitudine sud, navigò verso quella che sarà la Patagonia, dove però furono colti dal gelo e da forti tempeste e, prudentemente, decisero di riprendere la rotta per il Portogallo. "E fu una decisione molto saggia, perché se avessimo ritardato quella notte, di sicuro ci saremmo perduti tutti." Parola di Amerigo.

Frattanto, il navigatore portoghese Don Vasco da Gama, sbarcato da Lisbona nel 1497, aveva circumnavigato l'Africa chiamandone, così com'è ancora oggi, Capo di Buona Speranza, la punta a sud, la stessa che invece, dieci anni prima, era stata battezzata da un altro navigatore portoghese, Bartolomeo Diaz, Capo delle Tempeste. La storia della navigazione è abbastanza metereopatica e assai scaramantica e il mondo si è sempre diviso tra pessimisti e ottimisti. In genere i pessimisti sono quelli più informati, ma in questo caso non prevalsero. Doppiato il capo, Vasco -lo so che viene a mente il Blasco- arrivò in India a Calicut e a Goa e, nel 1949, fece ritorno a Lisbona, dove fu celebrato e insignito del titolo di "Ammiraglio dell'Oceano Indiano". Alla sua impresa è ispirato il poema epico “Os Lusiadas”, scritto da Luís Vaz de Camões, caposaldo della letteratura portoghese.

Questi avventurosi viaggi per mare, oltre a seguire l'istinto umano dell'Ulisse dantesco "considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" si facevano onde -è l'avverbio più indicato- assicurarsi il percorso più breve per la rotta delle spezie: vale a dire pepe, noce moscata e chiodi di garofano, che oggi si trovano comodamente al supermercato o in drogheria, tutto sommato a un prezzo abbordabile e senza salire a bordo di nessun natante. Nel frattempo le superpotenze del tempo civilizzavano ed evangelizzavano senza badare tanto per il sottile e amen. Spagna e Portogallo erano le grandi potenze marinare. Ma anche Inghilterra e Francia non scherzavano affatto.

Riassunto per sommi capi lo scenario, veniamo a Ferdinando Magellano. Si narra che nel 1520, giunto per nave lungo le coste della Patagonia, ai suoi titubanti marinai disse: «Fin qui arrivò Amerigo Vespucci, il nostro destino è di andare oltre!». Ma noi invece torniamo un attimo indietro e ripartiamo da capo. Magellano fu un navigatore ed esploratore portoghese. Era nato a Sabrosa il 17 ottobre 1480 da una famiglia di aristocratici decaduti, a dieci anni rimase orfano dei genitori, entrò come paggio e fu educato alla corte di Lisbona di Re Giovanni II. A venticinque anni fu inviato in India, partecipò a una spedizione nelle Molucche, allora chiamate Isole delle Spezie, che Portogallo e Spagna si contendevano. Si guadagnò i gradi di capitano che però gli furono presto revocati perché si era allontanato con la sua nave dalla flotta in cerca di nuove terre più ad est. E ti pareva! Partecipò alla conquista del porto di Malacca, nell'odierna Malesia e, tornato in patria, prese parte nel 1513 alla battaglia di Azamor, in Marocco, dove fu gravemente ferito ad un ginocchio. Accusato di aver intrattenuto commerci con i musulmani, nel 1514 fu licenziato con disonore dal servizio per la Corona portoghese. Un tipo irrequieto.

Ovviamente non si perse d'animo ed entrò in contatto con la corte spagnola. Era venuto in possesso di una carta geografica che ipotizzava un passaggio di là dalle Americhe, poco più a sud del Rio de la Plata ed era convinto che quello fosse un itinerario per raggiungere le Molucche più breve della circumnavigazione dell'Africa, i cui porti occidentali e meridionali erano, oltretutto, in mano al Portogallo. E, dopo la scoperta del Nuovo Mondo che rimetteva in discussione i trattati di ripartizione di terre e commerci, si doveva pur capire dove stavano queste benedette Molucche rispetto all'antimeridiano: se dalla parte della Spagna o del Portogallo. Così a Valladolid, proprio dove era morto in disgrazia Cristoforo Colombo, Magellano siglò un contratto con il re di Spagna Carlo I, che era anche Carlo V d’Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero -quello che "nel mio regno non tramonta mai il sole"- il quale gli mise a disposizione cinque navi e 237 uomini. Ferdinando salpò il 20 settembre 1519 da Sanlúcar de Barrameda. L'impresa non fu facile, se no non era un'impresa: il 28 novembre del 1520 era già rimasto con sole tre navi, a causa del naufragio di una e dell'ammutinamento di un'altra. E così lo ritroviamo nell'Oceano Atlantico, che veleggia verso l'estremità del Sud America, proprio dove Vespucci aveva lasciato: al largo delle terre che da allora si chiamarono Patagonia che vuol dire "terra dei piedi grossi", perché vi aveva incontrato indigeni particolarmente alti e Terra del Fuoco, perché lungo quella costa aveva scorto dei fuochi. E, seguendo la sua rotta, entrò impavidamente in quello che sarà chiamato per sempre Stretto di Magellano.

Per inciso il passaggio entro cui Magellano diresse le sue navi è quasi all’estremità sud del nuovo continente. Più in alto, a nord, non si passava: il Canale di Panama fu aperto solo nel 1920. E circumnavigare l'America meridionale, passando dal canale di Drake era cosa assai ostica perché quello è un tratto di mare così turbolento e burrascoso che forse perfino Sir Francis Drake, che gli dette il nome, ci vomitava. Gli spagnoli ci arrivarono più tardi, nel 1525, con il navigatore Francisco de Hoces e poi, nel 1578, ci giunse Drake, ma il primo a passarci in mezzo fu l’esploratore olandese Willem Shouten, nel 1616, che chiamò la punta estrema dell’America del Sud Capo Horn, come la sua città natale. Allora Magellano doveva cercare una “scorciatoia”.

Ora quando si dice "stretto" a cosa si pensa? Io penso a Messina, "Scilla e Cariddi". Oppure a Gibilterra, le "Colonne d'Ercole" e, vabbè, "hic sunt leones", ci sono le correnti, ma il passaggio dall'altra parte è breve e ben tracciato. Ora prendete una carta geografica della Patagonia, in Cile o consultate Google Earth e ditemi se vedete di primo acchito lo Stretto di Magellano. Si tratta di un canale marino tortuoso e, immagino, non privo di insidie sia per le correnti che per la scogliere e i fondali. Ecco Magellano passò per primo proprio di lì e dall'Atlantico arrivò via nave, in un altro mare. Che era già stato scoperto, ma solo via terra, nel 1513 da un altro portoghese, Vasco Núñez de Balboa, il quale aveva percorso con una spedizione l'istmo di Panama ed era arrivato sulla riva di quello che credette un mare, chiamandolo semplicemente Mar del Sur. Invece era un altro grande Oceano finora sconosciuto che, Magellano per primo attraversò e, per l'assenza delle tempeste che imperversavano sull'Atlantico, battezzò Pacifico. L’Oceano più esteso del pianeta per superficie e volume. Così il grande navigatore portoghese, nel marzo del 1521, raggiunse le isole Marianne e poi le Filippine, dove incredibilmente, come in una storia scritta male, morì per mano degli indigeni, nel tentativo di domare una rivolta. Evidentemente a quei tempi i filippini non erano così domestici. Questa battuta è veramente imperdonabile, ma ci stava.

Al comando di Juan Sebastián Elcano, la Victoria, la piccola nave superstite della spedizione, che stazzava solo 85 tonnellate, imbarcando acqua e con velature di fortuna, fece ritorno in Spagna, il 6 settembre 1522. Era stata completata la prima circumnavigazione del globo in 2 anni, 11 mesi e 17 giorni. Dei 237 partiti, solo 18 uomini, ammalati e denutriti, fecero ritorno. Fra essi due italiani, ci sono sempre degli italiani, Martino de Judicibus e Antonio Lombardo, detto il Pigafetta, che scriverà la storia della spedizione.

Dal viaggio di Magellano emersero diverse cose. La Terra era definitivamente una sfera, ma molto più grande di quanto si pensasse al tempo e, navigando da occidente a oriente, seguendo il cammino del Sole, si perdono 24 ore. Così alle Molucche forse si faceva prima a piedi o, di sicuro, per mare, girando però dalla parte dell'Africa. Il canale di Suez che ne evitò la circumnavigazione, fu aperto soltanto nel 1871. La disputa fra Spagna e Portogallo per le Isole delle Spezie non fu mai risolta appieno, nonostante vari trattati, finché, nel 1898, con il Trattato di Parigi, le isole non passarono sotto il dominio coloniale degli Stati Uniti d'America, l'ultimo Paese ad essere scoperto che soppiantò tutti. Succede sempre così.

E, alla fine, la riflessione è questa: uomini, navi, ingenti denari, coraggio di marinai, ardimento di navigatori, una spedizione e un’impresa memorabili, oltre i limiti del mondo conosciuto, e tutto basato su calcoli che si rivelarono errati. Eppure così grandioso, perché grande è la sete di conoscenza degli uomini, sia pur assoldata dagli interessi e dal potere. D'altra parte tante cose vengono per errore o a caso e non sempre le peggiori: dell’America di Colombo s’è detto e che dire della Torre di Pisa? Gli amori sono a caso, e a volte per sbaglio, talora perfino i figli e poi si scopre che sono la cosa migliore che abbiamo mai fatto: proseguono il nostro viaggio alla scoperta della vita. È però triste pensare che l’uomo che poteva gloriarsi del primo giro intorno al mondo morì, tutto sommato, per un incidente di percorso e non completò la sua spedizione. Potremmo dire che a Magellano mancò l'ultimo miglio, anche se erano molti di più. Gli mancò la fortuna, non certo il coraggio. E a tutti in fondo manca qualcosa: ai poeti sempre un verso e ai poveracci tre soldi per fare una lira. Per non parlare della felicità e della salute. Alla fine la vita, per tutti è sempre un’incompiuta.

Il corpo dell’impavido esploratore Ferdinando Magellano, colui che per primo si accinse all'impresa più grande in assoluto della storia della navigazione, non fu mai restituito, non se n’è mai conosciuta la sorte, un monumento sepolcrale in sua memoria è posto sulla spiaggia di Mactan, dove si presume sia stato ucciso.

Guai se il nostro cammino per nuove conquiste in mare, in terra e in cielo si arrestasse. Magari occorrerebbe conseguire giustizia e rispetto della natura, ma è dell’uomo vivere e progredire. Però bisogna saperlo come vanno a finire le cose. Anche il mitico navigatore Sir Francis Drake, corsaro al soldo di sua maestà la Regina Elisabetta I d'Inghilterra, primo della perfida Albione a circumnavigare il globo, viceammiraglio della flotta inglese che nel 1588 sconfisse l'Invincibile Armada -evidentemente non così invincibile- lo stesso che, avvertito dell'arrivo della flotta nemica mentre giocava a bocce a Plymouth, pare abbia detto che c'era tempo sufficiente per finire la partita e sconfiggere gli spagnoli -e infatti fu così- alla fine morì nella baia di Portobello, a 56 anni, di una malinconica dissenteria. Perché forse è questa, in ultima istanza, l'altra faccia della gloria.

Pontedera, 10 Settembre 2017

Libero Venturi

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