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Consumi, cambiano strategie di acquisizione e crescono investimenti in benessere

MILANO (ITALPRESS) – Dopo una crescita continua del comparto Consumer da 394 operazioni nel FY22 a 431 nel FY25, il mercato italiano registra una fase di rallentamento nel confronto omogeneo tra i primi 8 mesi del 2025 e del 2026, passando da 273 a 251 operazioni (-8%). Tuttavia, la diminuzione del numero complessivo di transazioni […]



MILANO (ITALPRESS) – Dopo una crescita continua del comparto Consumer da 394 operazioni nel FY22 a 431 nel FY25, il mercato italiano registra una fase di rallentamento nel confronto omogeneo tra i primi 8 mesi del 2025 e del 2026, passando da 273 a 251 operazioni (-8%). Tuttavia, la diminuzione del numero complessivo di transazioni non sembra riflettere una riduzione dell’interesse per il settore, bensì una crescente selettività nell’allocazione del capitale e una diversa distribuzione degli investimenti all’interno dei suoi sotto segmenti. I segmenti food & beverage (+9%), retail (+14%), leisure & recreation (+52%) e agribusiness (44%) sono in crescita, mentre il fashion ha accusato un forte rallentamento (-40%). Le acquisizioni puntano sempre più ad ampliare l’accesso ai clienti, rafforzare i canali distributivi, integrare competenze digitali e valorizzare i dati per migliorare fidelizzazione ed efficienza operativa. E’ quanto emerge dalla ricerca Retail & Finanza: i trend del mercato M&A, realizzata da PwC per Confimprese e presentata in occasione dell’annuale convegno Retail & Finanza dell’associazione svoltosi oggi in Borsa Italiana. “I numeri raccontano un cambio di paradigma – commenta Mario Resca, presidente Confimprese -. Le acquisizioni non servono più soltanto a fare massa critica, ma a conquistare il cliente finale. Oggi il vero valore risiede nei dati, nelle competenze digitali, nei programmi di fidelizzazione e nella capacità di offrire esperienze distintive. Per questo salute, benessere, hospitality e servizi alla persona stanno diventando i comparti più attrattivi per gli investitori». A segnare il vero cambio di paradigma, già emerso nel 2025 e confermato nel 2026, è soprattutto il profilo degli investitori. La quota prevalente delle operazioni è, infatti, riconducibile a investitori strategici (aziende che comprano altre aziende), che rappresentano tra il 70% e l’86% dei deal conclusi, mentre si riduce il peso dei fondi di private equity. Un segnale che indica come le acquisizioni vengano sempre più utilizzate dalle imprese come leva di sviluppo industriale e di rafforzamento competitivo, piuttosto che come opportunità finanziaria. Del resto, il retail è un segmento che vive di circolazione continua: gli investitori entrano ed escono, c’è volatilità, il circolante si muove. Il private equity ha logiche di uscita breve, condizionate da clausole cosiddette di drag-along: si entra per costruire valore e si esce vendendo tutto – trascinando tutti alla vendita, anche i soci di minoranza – dopo pochi anni. E’ una finanza che entra pensando già a quando uscirà. Quella offerta dal private equity è una finanza abilitante ma transitoria, finalizzata alla vendita, mentre la vera finanza abilitante è quella degli investitori strategici, che non sono semplici azionisti perchè rimangono dentro l’impresa, accompagnano la crescita in continuità di governance e partecipano al risultato anno dopo anno. Non solo investitori strategici: cresce il ruolo dei club deal e dei family office Va detto, che la finanza non scompare dal retail, ma stiamo assistendo una trasformazione della finanza per il retail. Il mercato sta passando da una logica prevalentemente finanziaria a una logica industriale. Cresce il ricorso a modelli più flessibili di aggregazione del capitale, come i club deal, per finanziare progetti di sviluppo, consolidamento o passaggio generazionale. Da un lato, dunque, aumentano gli investitori strategici, che acquisiscono aziende per ragioni strategiche. Dall’altro cresce una finanza imprenditoriale composta da family office, imprenditori e club deal, che affiancano le aziende con orizzonti più lunghi e una logica meno speculativa. Il club deal vale ormai il 17-22% delle operazioni di private equity, gli investitori sono soprattutto imprenditori e family office. Il retail e consumer è uno dei principali settori di investimento dei club deal pari a circa il 26% (dati Global Strategy per Confimprese). Nella ricerca PwC il food & beverage domina la classifica con circa 60 operazioni, il cui aumento negli 8 mesi 2026 si concentra nei segmenti più direttamente collegati all’evoluzione dei comportamenti alimentari. Le categorie tradizionali restano importanti, ma sono meno dinamiche. Nel dining & hospitality le operazioni sono in calo (29 vs 41 del 2025), ma cresce la polarizzazione delle operazioni tra format premium (Da Vittorio) e catene di ristorazione casual dining (Alice Pizza, Doppio Malto). Nel fashion il calo delle operazioni (-17) è guidato dal comparto apparel e ready-to-wear (-8), seguito dalla manifattura conto terzi (-4), mentre il settore luxury è stabile (8 operazioni) e lo sportswear in crescita (4 operazioni, +2). I deal più importanti del 2026 includono Missoni, Loro Piana (minoranza), Roberto Cavalli, Piazza Italia ha acquisito Conbipel. Nel leisure & recreation (35 vs 23 nel 2025) i deal sono in aumento dominati da operazioni nel settore sport (+9), digital content&media (+5) e gaming&betting (Lottomatica ha acquisito Cirsa in Spagna). Nelle farmacie, cura casa, cura persona, la crescita è guidata dal comparto farmacie (+5). Tra i deal più rilevanti Pinalli, Get Fit e Kasanova. “A fronte del quadro di cui sopra – chiarisce Emanuela Pettenò, consumer markets leader e deals markets leader PwC Italia – emergono alcune evidenze importanti. Le catene specializzate nei servizi legati alla salute, alla longevità e alla cura della persona, come farmacie, profumerie, centri estetici, network odontoiatrici, veterinari, centri di oftalmologia e palestre, si trovano oggi in una posizione privilegiata. Questi comparti intercettano sia i trend strutturali legati al crescente interesse per il benessere e la prevenzione, sia la domanda di esperienze personalizzate e ad alto contenuto relazionale, particolarmente apprezzate dalle generazioni più giovani». Anche il settore travel & hospitality continua ad attrarre l’interesse degli investitori, sostenuto dalla crescente domanda di esperienze premium da parte della clientela ad alta capacità di spesa. L’attenzione si concentra soprattutto su strutture alberghiere di fascia alta, capaci di differenziarsi attraverso servizi distintivi, posizionamento esclusivo e una forte componente esperienziale. Le future operazioni di M&A saranno sempre più orientate verso asset a elevato potenziale di crescita, come hotel premium, resort dedicati al wellness, piattaforme dotate di programmi loyalty consolidati e tecnologie in grado di migliorare l’esperienza degli ospiti, l’efficienza distributiva e la gestione dei ricavi. Più articolato il quadro della ristorazione. Gli investimenti dei fondi di private equity nel settore hanno visto allungarsi gli orizzonti di uscita, anche a causa degli effetti della pandemia, che per oltre due anni ha frenato la crescita e, in alcuni casi, messo in discussione la sostenibilità dei modelli di business. L’aumento del costo del debito e i livelli elevati di leva finanziaria hanno ulteriormente accentuato le difficoltà di alcuni operatori, accelerando il ricorso a operazioni straordinarie. In questo contesto, la principale tesi di investimento sarà legata alla costruzione di piattaforme multi-brand e alla creazione di gruppi di maggiore dimensione. I nuovi capitali tenderanno invece a orientarsi verso i segmenti health & beauty e hospitality, privilegiando insegne caratterizzate da una forte componente esperienziale, di benessere e di lifestyle. “Per anni le acquisizioni sono servite a guadagnare quote di mercato. Oggi servono a conquistare quote di attenzione del consumatore. E’ questo il cambiamento più profondo che emerge dall’analisi: il valore si sta spostando dai volumi alla qualità della relazione con il cliente» conclude Resca. -foto xh7/Italpress – (ITALPRESS).

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