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Attualità Martedì 06 Ottobre 2026 ore 18:20

Livorno e Grosseto, economia resiliente

Da sinistra: Antonini, Breda e Giuntoli

La fotografia delle province di Livorno e Grosseto tra sfide demografiche, transizioni e mismatch occupazionale. Nel Livornese cresce il turismo



PROVINCE DI LIVORNO E GROSSETO — “Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele”: una citazione di Seneca che sintetizza le risultanze che emergono dal Rapporto strutturale sull'economia delle province di Livorno e Grosseto nel 2025, presentato oggi, 6 Ottobre, nella sede labronica della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. 

Il Rapporto, realizzato annualmente da Federico Doretti e Raffaella Antonini dell’Area studi e ricerche del Centro Studi e Servizi, azienda speciale della Cciaa, ha per titolo "Navigare l'incertezza". 

“L'economia locale si trova ad affrontare la sfida dell’inverno demografico, oltre a navigare in un clima di forte incertezza globale per i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, la crisi della logistica legata al Mar Rosso, il ritorno al protezionismo; in Italia l'inflazione ha eroso il potere d'acquisto, limitando la domanda interna – ha spiegato il presidente della Cciaa Riccardo Breda - Nonostante questo, il sistema produttivo delle province di Livorno e Grosseto si mostra resiliente: a fronte di una lieve flessione delle sedi d'impresa registrate (-0,3%), crescono le unità locali (+1,9%) e le società di capitali (+2,2%). Il tessuto imprenditoriale sta quindi assorbendo l'urto dei mercati riorganizzandosi in strutture più solide, complesse e capitalizzate: in questo scenario di transizione le nostre province hanno saputo dimostrarsi preziose ‘isole di resilienza’, almeno all'interno del contesto regionale”.

Ecco qui di seguito l’analisi dei singoli settori.

Agricoltura. Il settore primario guida le transizioni verde e digitale, con oltre il 40% delle imprese che investe nel green e a Grosseto nelle tecnologie digitali. Si registra tuttavia una dinamica opposta tra le due province: Livorno segna un boom del valore aggiunto (+9,0%) legato a produzioni d'eccellenza, mentre Grosseto soffre una flessione (-5,1%) dovuta ai costi di produzione e al calo delle semine. 

Industria. Si evidenzia una frenata produttiva del manifatturiero, condizionata dalla crisi del Mar Rosso e dai costi della logistica, con un forte ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria. 

Edilizia. Il comparto ha evitato la crisi grazie alla spinta del PNRR sulle opere pubbliche, ma sconta un crollo dei finanziamenti oltre il breve termine, segno di un calo degli investimenti e delle commesse. Per il 2026 si stima una stagnazione occupazionale.

Servizi. Il terziario genera circa l'80% della ricchezza locale in termini di valore aggiunto anche se si segnala un calo della produttività reale del lavoro. Prosegue un certo affanno nel commercio, anche in termini di demografia d’impresa. 

Turismo. Il settore corre a due velocità. Livorno è in espansione (+4,6% di presenze), trainata dall'extralberghiero, con una permanenza media di 5,3 notti. Grosseto registra, invece, una marcata contrazione dei flussi (-11,3% di presenze totali e -13,3% di presenze straniere). 

Artigianato. Spicca la resilienza del settore artigiano locale: con 12.996 sedi d'impresa registrate (7.095 a Livorno e 5.901 a Grosseto), il comparto evidenzia una sostanziale tenuta (-0,1%), contrariamente a ciò che accade in Toscana (-1,9%) ed Italia (-1,4%). 

Mismatch occupazionale. L’inverno demografico, caratterizzato da un saldo naturale costantemente negativo, l’invecchiamento accentuato e una fuga di residenti spesso giovani, si traduce in una progressiva riduzione della popolazione in età attiva e in un mismatch occupazionale senza precedenti: se da un lato il 67,9% delle imprese a Livorno e il 72,4% a Grosseto prevedono assunzioni, quasi un candidato su due (il 43,3% a Livorno e il 48,7% a Grosseto) risulta introvabile per le imprese. 

Mentre il mercato richiede massicciamente operai e tecnici specializzati, i giovani della "new generation" puntano alla stabilità, a un bilanciamento vita-lavoro e ricercano professioni intellettuali. 

“Se le imprese non sapranno adattare la propria organizzazione interna offrendo flessibilità e welfare reale, continueremo ad assistere alla drammatica ‘fuga dei cervelli’ dei nostri giovani – è il commento del presidente Breda - I dati statistici e le analisi del rapporto sono uno strumento di consapevolezza collettiva finalizzata all'azione: non possiamo scegliere la direzione o l'intensità delle tempeste macroeconomiche globali che investono i nostri territori, ma abbiamo il dovere di comprendere queste forze per orientare le vele del nostro sistema produttivo, salvaguardando il lavoro, l'innovazione e la coesione sociale”. 

Il rapporto del Centro Studi è disponibile sul sito della Cciaa a questo link.


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