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Spettacoli venerdì 01 maggio 2020 ore 18:26

Il Primo Maggio di Percorsi Musicali? #Showperanti

Protesta social di insegnanti e allievi in una giornata che, senza coronavirus, sarebbe stata segnata da tanta musica nelle piazze. Oggi silenzio



LIVORNO — In occasione del Primo Maggio, giorno della Festa dei Lavoratori ma anche giornata ormai tradizionalmente dedicata a concerti ed iniziative musicali e culturali dedicate ai lavoratori, la direzione, il corpo docenti e lo staff del centro musicale livornese Percorsi Musicali hanno lanciato un'iniziativa di protesta attraverso i canali social del centro, iniziativa che è partita alle 15 con il nome di #Showperanti.

Il video qui allegato è stato realizzato dallo staff di Percorsi Musicali al gran completo. "Percorsi Musicali è una realtà livornese - hanno spiegato -, un centro musicale polifunzionale e in quanto tale ben si presta a rappresentare le varie sfaccettature di un mestiere strano, con un fondamentale valore sociale, ma, da sempre, completamente ignorato dalle istituzioni, come se soffrisse di una maledizione che si perpetua. Ci siamo autonominati rappresentanti di chi fa Formazione Musicale di Base, sopperendo spesso alle carenze strutturali di cui soffre la nostra Istruzione Pubblica, di chi organizza Eventi Culturali e Concerti lontano dal Mainstream, dando cittadinanza alla creatività più spontanea e non succube dell’industria, di chi gestisce le Sale Prova attrezzate, in cui si libera la musica della gente comune".

"Siamo orgogliosamente tutto questo. Lo sanno i ragazzi, le loro famiglie. Lo sanno le Scuole Pubbliche, che ci chiedono continuamente collaborazione (gratuita o quasi). Lo sanno i musicisti di tutte le età, professionisti e dilettanti, che da noi trovano professionalità e competenza, e che ci ripagano per questo onorandoci della loro stima e amicizia, e eleggendoci a luogo deputato dove custodire e condividere la loro passione.

Non lo sanno le istituzioni, né quelle autoreferenziali locali né quelle lontane nazionali. Siamo sicuri che non sia affatto chiaro al Ministro dei Beni Culturali quale sia l’importanza del ruolo nostro e delle centinaia di strutture come la nostra sparse sul territorio nazionale. Sappiamo che per le istituzioni è impossibile definire i contorni delle nostre sfere di competenza. La prova? Nei Decreti vigenti o in quelli passati noi non esistiamo. Nessun accenno alla nostra specifica situazione nel primo e nessun accenno neanche nell’elenco minuzioso dei protocolli di sicurezza presenti nel Decreto che annunciava la Fase 2, pensati esaustivamente per ogni aspetto della vita economica e sociale del paese. Ne abbiamo ascoltato l’illustrazione, aspettando che venisse il nostro turno. Ma il nostro turno non è venuto. Il punto i) del Decreto dice soltanto che sono vietate attività che abbiamo riconosciuto come affini alla nostra.

Abbiamo bisogno, a questo punto, di essere ascoltati. Abbiamo bisogno che qualcuno programmi insieme a noi la riapertura delle nostre attività, il sostegno ai lavoratori del nostro settore completamente lasciati a sé stessi, abbiamo bisogno di misure mirate che ci consentano di programmare il futuro. Tutto questo in modo specifico, pensato per noi, e non dedotto da noi col solo strumento del buon senso e per similitudine con qualche altro settore che ha affinità con il nostro. Se è possibile riaprire un attività come un centro estetico o un centro massaggi, perché non è possibile aprire uno studio di registrazione? Forse, banalmente, basterebbe che il Governo, laddove non sia preparato e non conosca esigenze del nostro settore, ascolti la nostra voce.

Lo chiediamo per la nostra sopravvivenza, ma anche perché siamo una risorsa preziosa non utilizzata, o utilizzata poco e male. Potrebbe essere questo uno dei punti all’ordine del giorno della nuova Italia che necessariamente nascerà dopo questa esperienza. Ci siamo anche noi, possiamo rappresentare il punto di partenza per costruire un nuovo tessuto sociale, abbiamo competenze tecnologiche che possono aiutare i ragazzi ad essere meno passivi nei confronti del mondo digitale, siamo presidi culturali che spesso operano migliorandoli in contesti difficili o quartieri a rischio, siamo luoghi di integrazione e tolleranza, per natura ma soprattutto per precisa scelta di campo. VOGLIAMO CHE IL NOSTRO SILENZIO DIVENTI ASSORDANTE, che faccia rumore. La musica non si ferma e non si fermerà mai. Ma adesso tace, tacciono le nostre parole in attesa che ci sentiate, che decidiate di ascoltarci e restituirci il valore che merita la nostra condizione. SIAMO PROFESSIONISTI IN CERCA DI UNA PROFESSIONE che le istituzioni non hanno mai identificato e, alla prova dei fatti, non sono in grado di identificare.

Tutto questo ha implicazioni politiche? Certo. Ogni tentativo di dare un contributo alla società in cui si vive, di veder riconosciuto un ruolo, ogni invito a considerare la valenza di questo ruolo per definire più propriamente la qualità della nostra vita, sono tutti atti politici, nel senso più puro e vero del termine. Ma questo riguarderà il domani e non l’oggi. Oggi vogliamo chiarire che abbiamo sempre apprezzato il lavoro di chi si è preso sulle spalle il peso di una responsabilità terribile come condurre una nazione in un momento come questo. Proprio in ragione di questa stima crediamo che sia venuto il momento di essere anche noi nel computo delle direttive del Governo, nel novero di coloro che vivono un momento di estrema difficoltà, nel numero di quelli che hanno avuto un ruolo importante come quello di tenere viva la musica, l’antidoto più potente al distanziamento sociale. Per questo, adesso, siamo:

#showperanti
in silenzio per essere ascoltati"

#showperanti


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