Attualità Giovedì 22 Ottobre 2026 ore 14:30
Corsi di arabo per le Forze dell'Ordine,è polemica

Dopo l'annuncio del progetto arrivano le critiche della Lega e anche il Prefetto bacchetta i sindacati organizzatori del corso
LIVORNO — “Comprendersi per operare meglio” è il titolo del progetto pilota di lingua araba, cultura e sicurezza presentato stamani, mercoledì 21 ottobre, nei locali della Casa di Quartiere, ex asilo Pian di Rota in via delle Sorgenti 269. Il progetto è promosso da alcuni sindacati delle forze di Polizia (UNARMA, USIF, SILP CGIL, SILF e UIL FP) in collaborazione con il Consiglio di Zona 1, la Comunità musulmana livornese e il security manager del Comune di Livorno Giampaolo Dotto, ed è dedicato alla conoscenza di base della lingua araba e all’approfondimento di alcuni aspetti culturali utili nell’attività quotidiana degli operatori delle Forze di polizia.
L’iniziativa nasce da un principio semplice: comprendersi può aiutare a comunicare meglio e, in determinate situazioni, anche a operare meglio. Alla presentazione anno partecipato il presidente del Consiglio di Zona 1 Fabio Giachetti, il security manager Giampaolo Dotto, Beloucif Mohamed segretario delle relazioni esterne della Comunità musulmana livornese e rappresentanti dei sindacati delle Forze di Polizia.
In un comunicato stampa firmato da Costantino Fiori di UNARMA – Associazione Sindacale Carabinieri Toscana,Claudio Casarano di USIF Unione Sindacale Italiana Finanzieri Toscana, Martina Battisti di SILP CGIL Sindacato Italiano Lavoratori Polizia, Francesco De Luca SILF Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri Toscana e Massimo Nicoletti di Unione Italiana del Lavoro Funzione Pubblica UIL FP, viene specificato che "il percorso non ha l’obiettivo di formare interpreti, ma di fornire strumenti linguistici elementari utilizzabili nel primo contatto con il cittadino, nelle situazioni di emergenza e nelle più comuni attività di servizio. Espressioni di uso comune utili nella pratica: numeri, generalità, documenti, richieste essenziali e terminologia collegata all’attività operativa rappresenteranno alcuni degli ambiti sui quali sviluppare la formazione".
L’iniziativa affianca alla formazione linguistica un’opportunità di incontro e conoscenza reciproca, grazie alla collaborazione della Comunità Musulmana Livornese. La sua partecipazione permetterà di entrare in contatto con una realtà significativa del territorio e di promuovere il dialogo interculturale.
Al progetto prenderanno parte come detto anche l’amministrazione comunale, attraverso il Security Manager, e il Consiglio di Zona 1.
Il loro coinvolgimento rafforzerà il legame con la comunità locale e contribuirà a rendere il percorso un’occasione concreta di confronto e collaborazione. La scelta delle organizzazioni promotrici è di riprendere e attualizzare questo approccio attraverso una progettualità condivisa. L’obiettivo è verificarne sul campo l’efficacia e valutare quanto risponda agli interessi e alle esigenze degli operatori coinvolti.
Dunque comprendersi per operare meglio: perché la sicurezza passa certamente dalla preparazione tecnica e professionale, ma anche dalla capacità di comunicare, comprendere e affrontare con strumenti adeguati una società in continua trasformazione.
A sua volta il presidente del Consiglio di Zona 1 Fabio Giachetti ha dichiarato: "Come Consiglio di Zona 1 siamo orgogliosi di ospitare questa iniziativa, perché il 21 ottobre non è stato presentato soltanto un corso di lingua araba, ma un progetto che mette al centro il dialogo, la fiducia e la convivenza. La scelta del quartiere La Cigna e in particolare la casa di quartire ex Asilo Pian di Rota, non è casuale. In questo quartiere ha sede la Moschea di Livorno e crediamo che non potesse esserci luogo migliore per lanciare un messaggio così importante".
"Siamo orgogliosi soprattutto degli amici della Moschea, che hanno messo gratuitamente a disposizione le proprie competenze. - ha proseguito Giachetti - Un gesto concreto che dimostra come la comunità musulmana sia una risorsa per il quartiere e per tutta la città. Sappiamo bene che i quartieri nord di Livorno affrontano difficoltà e problemi. Ma siamo convinti che non basti parlare delle criticità: dobbiamo anche valorizzare le persone e le esperienze che aiutano a costruire una comunità migliore. Livorno ha nel proprio DNA l’accoglienza. Eppure, a volte, abbiamo paura di ciò che nonconosciamo. Ma la diffidenza si supera incontrandosi, non restando distanti. Quando ci conosciamo davvero, scopriamo che dietro lingue e culture diverse ci sono persone che vogliono vivere, lavorare, integrarsi e contribuire al bene comune. Questo corso va proprio in questa direzione: aiutare le Forze dell’Ordine a comunicare meglio con icittadini stranieri, facilitando il loro lavoro e prevenendo incomprensioni. Perché sicurezza e integrazione non sono in contrapposizione: si rafforzano a vicenda. La sicurezza si costruisce anche attraverso la conoscenza, il rispetto e la fiducia reciproca".
"Come Consiglio di Zona vogliamo sostenere questo percorso e ci auguriamo che sia soltanto l’inizio di una collaborazione ancora più ampia tra istituzioni, Forze dell’Ordine e comunità del territorio. Oggi dimostriamo che le differenze non sono un ostacolo, ma possono diventare una ricchezza. E che una comunità è più forte quando ciascuno si sente parte di essa e si mette a disposizione degli altri.
Questo è il messaggio che vogliamo lanciare da La Cigna, da Livorno, con orgoglio e convinzione. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa", ha concluso Giachetti.
Ma la notizia del progetto ha subito dato origine a polemiche politiche.
"A Livorno si sovverte tutto, persino il significato dell’integrazione. Anziché chiedere a chi arriva di imparare l’italiano, si propone di insegnare l’arabo ai nostri poliziotti. Una logica capovolta, che contestiamo con la massima fermezza".
Lo dichiarano Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega e vicepresidente del gruppo Patrioti per l’Europa, e Carlo Ghiozzi, segretario provinciale della Lega e capogruppo in Consiglio comunale a Livorno, intervenendo sulla notizia del progetto di insegnamento della lingua araba agli agenti.
"Secondo quanto riportato, l’iniziativa coinvolgerebbe il security manager, figura voluta dal sindaco, il Consiglio di zona e la comunità musulmana. Se questi sono i presupposti, siamo davanti a una follia politica: si finisce per chiedere ai rappresentanti delle istituzioni di adattarsi linguisticamente a chi, invece, dovrebbe essere accompagnato e responsabilizzato nell’apprendimento della lingua del Paese che lo accoglie", proseguono.
"La comunità musulmana dovrebbe impegnarsi prima di tutto affinché tutti i suoi membri imparino l’italiano, promuovendo corsi e chiedendo un impegno concreto nella frequenza. È questa la strada che favorisce autonomia, lavoro, comprensione delle regole e partecipazione alla vita della città. L’integrazione richiede responsabilità e doveri condivisi, a partire dalla possibilità di comunicare nella lingua del Paese in cui si sceglie di vivere. Ai nostri poliziotti servono personale, strumenti, formazione operativa e sostegno istituzionale. Chiediamo di conoscere finalità, promotori, eventuali costi e autorizzazioni di questa iniziativa. Il Comune chiarisca anche quale ruolo abbia avuto il security manager e quali impegni siano stati assunti", continuano dalla Lega..
"Rivolgiamo un appello al Ministero dell’Interno e al prefetto di Livorno, affinché facciano chiarezza e riportino serietà nelle priorità della sicurezza e dell’integrazione. Chiediamo inoltre di ascoltare le organizzazioni sindacali delle forze di polizia, tra cui Unarma, Usif, Silp Cgil, Silf e Uil, anch’esse coinvolte nel confronto su questa iniziativa e sulle reali esigenze operative degli agenti. La nostra posizione è netta: no a una scuola d’arabo presentata come risposta all’integrazione dei nostri poliziotti; sì alla scuola d’italiano per tutti gli immigrati che vogliono rimanere sul nostro territorio. A Livorno si torni a chiedere rispetto delle regole e impegno a chi viene accolto", concludono.
E l'intervento del Prefetto non si è fatto attendere. Il Prefetto Dionisi ha richiamato nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica le notizie relative al progetto di corsi di lingua araba rivolti agli appartenenti alle forze di polizia, esprimendo una netta disapprovazione.
"Il progetto non ha ricevuto alcun avallo dal Ministero dell’Interno né dalla Prefettura, che non era stata preventivamente informata. Il coinvolgimento di qualche organizzazione sindacale delle forze di polizia non può essere presentato come un’adesione istituzionale delle amministrazioni di appartenenza: questa adesione non esiste. - ha detto Dionisi - La partecipazione del security manager del Comune non attribuisce all’iniziativa alcuna legittimazione da parte delle autorità statali di pubblica sicurezza. Né il security manager né l’amministrazione comunale possono sostituirsi alle amministrazioni competenti nella formazione del personale. Il rispetto delle competenze deve precedere gli annunci pubblici".
"Il massimo rispetto per le culture straniere si accompagna alla convinzione che l’integrazione in Italia passi attraverso la conoscenza della lingua italiana e il rispetto delle leggi del nostro Paese. La conoscenza delle lingue straniere può certamente essere utile agli operatori, ma richiede percorsi formativi definiti nelle sedi competenti. Iniziative estemporanee e fuorvianti rischiano di creare equivoci sui ruoli e sulle responsabilità istituzionali", ha aggiunto il Prefetto.
Quanto alla lettera dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia sugli immobili utilizzati come luoghi di culto, il Prefetto conferma la disponibilità al dialogo, anche attraverso un tavolo con il Comune.
"Il confronto può aiutare a individuare soluzioni condivise, ma non sospende gli accertamenti sulla regolarità e sulla sicurezza dei locali, richiesti dalla Prefettura già dai primi di settembre e sui quali attendiamo un riscontro puntuale. La stessa lettera conferma che in questi immobili si svolgono effettivamente attività di preghiera e celebrazioni religiose. È un elemento concreto che può agevolare le verifiche: proprio perché l’utilizzo per il culto viene confermato, occorre accertarne la compatibilità con la destinazione d’uso autorizzata, che, sulla base degli elementi finora disponibili e per i quali abbiamo chiesto conferma al Comune, sembrerebbe essere diversa. Mi attendo quindi che dagli accertamenti scaturiscano determinazioni precise da parte dell’amministrazione comunale, coerenti con quanto verrà verificato. Il rispetto della destinazione d’uso e dei requisiti di sicurezza tutela anzitutto le persone che frequentano questi locali e contribuisce a salvaguardare la tranquillità e la convivenza nei quartieri interessati, anche rispetto all’affluenza e alle modalità di utilizzo degli spazi", ha concluso il Prefetto.
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