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Attualità giovedì 25 gennaio 2018 ore 16:18

"Moby Prince, dopo la verità vogliamo giustizia"

Così il sindaco Nogarin in consiglio comunale, in riferimento alle conclusioni della commissione parlamentare sulla tragedia del 10 aprile 1991



LIVORNO — "Per 27 anni Livorno ha vissuto in una condizione di parziale sospensione dello Stato di diritto" ha esordito il primo cittadino Filippo Nogarin, riferendo in consiglio comunale sulle conclusioni della commissione parlamentare d'inchiesta sul rogo del traghetto Moby Prince in cui morirono 140 persone.

"Un documento - ha proseguito il sindaco - che dovrebbe essere diffuso nelle scuole, nei bar, nei centri di aggregazione. Tutta la città deve conoscere come si sono svolti i fatti. Tutta la città deve sapere che, per anni, chi aveva il dovere di fare le domande giuste alle persone giuste ha preferito non farle. Tutta la città deve sapere che alcuni poteri e contropoteri dello Stato hanno preferito coprirsi l’uno con l’altro, invece di contribuire a rendere giustizia alle migliaia di persone che hanno perso un loro caro in quella maledetta sera". 

"Per 27 anni la città di Livorno e soprattutto i famigliari delle 140 vittime della strage del Moby Prince sono stati imprigionati dentro un castello fatto di bugie, omissioni e titubanze. Ci hanno detto che la collisione era stata provocata dalla nebbia in mare. La nebbia non c’era. Ci hanno detto che le persone a bordo sono decedute in meno di mezz’ora e dunque era impossibile salvarle. Non è così. Ci hanno detto che la posizione della petroliera era corretta. Nemmeno per idea. L’unica nebbia, quella sì estremamente fitta e difficile da far diradare, è quella che ha oscurato fino a ieri la verità".

"Quella verità che è venuta a galla grazie alla tenacia di alcune persone in particolare: Loris Rispoli e Angelo Chessa su tutti. Ma anche grazie a decine di parlamentari che non si sono arresi di fronte a mille resistenze. E’ il buono della politica, che c’è ancora e che quando vuole ha il potere di cambiare la storia. Da ieri, grazie al lavoro compiuto dai parlamentari della Commissione d’inchiesta, lo Stato può tornare a guardarsi allo specchio. Verità è fatta. Ora aspettiamo la giustizia".


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