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giovedì 25 aprile 2019

Cronaca giovedì 11 aprile 2019 ore 17:52

Il Comune cita in giudizio l'ex sindaco Cosimi

Alessandro Cosimi

La nota inviata da Palazzo Civico: "Lettere fantasma a garanzia di un mutuo da 14,5 milioni". Nogarin: "Mai autorizzate dal Consiglio comunale"



LIVORNO — Il Comune di Livorno cita in giudizio l'ex sindaco Alessandro Cosimi per un’operazione del 2005.

"Tra il 2005 e il 2006 - si legge in una nota del Comune- l’allora sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, ha firmato due lettere di patronage a garanzia di un mutuo da 15 milioni di euro, contratto da Aamps con il Banco Popolare di San Gimignano e San Prospero, facente parte del Banco Popolare di Verona e Novara, poi confluito nel gruppo Credem. E lo ha fatto senza che il Consiglio comunale ne fosse informato, come prevede la normativa".

"Proprio in forza di queste lettere -prosegue la nota- il 30 novembre 2018 la banca ha citato in giudizio il Comune, chiedendo il riconoscimento di 817.121 euro, pari al 16 per cento dell’intero importo mutuato non garantito dal piano di concordato in cui, nel frattempo, è finita l’azienda municipalizzata dei rifiuti. Una richiesta cui il Comune si è opposto con decisione, ritenendo nulle le due lettere di patronage che non risultano agli atti dell’amministrazione, né sono mai state iscritte a bilancio".

L’amministrazione comunale ha deciso di chiamare in causa, citandolo in giudizio, l’ex sindaco Cosimi che firmò le due lettere. “Quando ci siamo insediati - commenta il sindaco Filippo Nogarin - avevamo detto che avremmo aperto i cassetti della publica amministrazione per far emergere tutte le operazioni poco trasparenti. In questo caso però, si erano portati via persino il cassetto”.

“Non solo queste lettere di patronage firmate dall’ex sindaco non sono mai state autorizzate dal Consiglio comunale, così come prevede la legge, e dunque di fatto non hanno alcun valore - prosegue Nogarin -. Non solo non sono mai stati iscritti questi 14,5 milioni di euro a bilancio, così come avrebbe dovuto essere. Ma in tutto il Comune non c’è traccia degli originali di queste lettere, nonostante risultino protocollate. Noi siamo venuti a conoscenza della loro esistenza solo perché ce le ha fornite la banca che poi ci ha fatto causa”.

Ma c’è di più - aggiunge il sindaco -. Depositato in tribunale abbiamo trovato un documento firmato dall’allora segretario generale supplente, Massimo Chimenti, che certifica la validità dell’operazione. Sei giorni più tardi lo stesso Chimenti firmerà il contratto di stipula del mutuo con la banca, ma stavolta nel ruolo di amministratore delegato di Aamps“.

“Questa - conclude Nogarin - è una vicenda molto triste e poco chiara, con i cittadini di Livorno chiamati a farsi garanti di un prestito di 14,5 milioni a loro insaputa. Una potenziale ricapitalizzazione mascherata che avrebbe dovuto essere approvata dal Consiglio comunale. Se non avessimo scelto la strada del concordato, questa vicenda non sarebbe nemmeno venuta a galla e il Comune si sarebbe trovato a dover far fronte a questa spesa enorme”.



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