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Lavoro Venerdì 20 Marzo 2026 ore 13:25

Pierburg, "ora vogliamo risposte"

Convocata la riunione del tavolo per la vertenza dell'azienda al Mimit per il 1 Aprile. Le richieste di Fiom Cgil



LIVORNO — "La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori Pierburg di Livorno prosegue con determinazione. La vertenza è aperta da settimane e, nonostante il tavolo dichiarato permanente presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, abbiamo dovuto sollecitare a lungo una convocazione. Oggi registriamo un primo risultato: il tavolo è stato fissato per il prossimo 1 Aprile, anche grazie alla mobilitazione e alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori".

A parlare è Massimo Braccini, segretario generale Fiom Livorno.

Ma è solo un primo passo: ora servono risposte concrete e impegni vincolanti. Nel primo trimestre del 2026 è prevista la firma del contratto di vendita della divisione automotive civile e non accetteremo passaggi al buio. In questo contesto si inserisce la decisione di Rheinmetall di svalutare di 350 milioni di euro la divisione civile: un’operazione contabile che non comporta esborsi immediati, ma che riduce il valore degli asset nel bilancio consolidato e definisce la base economica con cui i nuovi acquirenti subentreranno nella gestione dei 18 stabilimenti coinvolti, tra cui Pierburg Livorno. Tra i soggetti interessati figurano i fondi tedeschi Aurelius Group ed Ecco Group. È necessario essere chiari: non siamo di fronte a un’azienda in crisi. Rheinmetall, al contrario, sta vivendo una fase di forte espansione. Negli ultimi anni ha annunciato investimenti miliardari nel settore della difesa, ampliando la propria capacità produttiva e registrando risultati economici estremamente rilevanti. Parallelamente, però, il gruppo ha scelto di dismettere l’intero comparto automotive civile, oggi attraversato da una fase di difficoltà. Eppure si tratta di una divisione che, nel corso degli anni, ha contribuito in modo significativo ai risultati complessivi del gruppo, sostenendone anche lo sviluppo nelle fasi precedenti all’attuale crescita del settore militare. La decisione di cedere questi asset a fondi finanziari, anziché accompagnarne un rilancio industriale, solleva una questione evidente di responsabilità: in presenza di profitti così rilevanti nella difesa, sarebbe stato legittimo attendersi un impegno diretto anche per la riconversione e il rafforzamento del settore civile. Non è quindi solo una scelta industriale, ma una precisa opzione strategica: concentrare risorse dove i margini sono più elevati, scaricando sull’automotive e sui lavoratori il peso della transizione. In Germania, questa transizione è stata gestita in modo molto diverso. L’azienda ha già siglato un accordo con le organizzazioni sindacali che garantisce occupazione, continuità contrattuale e prospettive industriali, prevedendo anche un confronto prioritario sull’eventuale riallocazione di attività civili".

"Non esiste alcuna ragione industriale per cui condizioni analoghe non debbano essere garantite anche in Italia. La cessione riguarda l’intero settore automotive civile: non possono esserci lavoratori di serie A e lavoratori di serie B all’interno della stessa operazione. Pierburg Livorno non è un sito marginale. - sottolinea Braccini - È una realtà industriale solida, con un centro di ricerca, competenze qualificate e una qualità produttiva riconosciuta. Un patrimonio che deve essere tutelato e sviluppato". 

"Per questo, al tavolo del Mimit ribadiamo richieste precise: che durante la fase di vendita non vengano effettuate operazioni che possano indebolire i siti italiani; che l’eventuale acquirente presenti, prima del closing, un piano industriale dettagliato, credibile e verificabile; che siano garantite tutele occupazionali vincolanti; che vi sia un impegno formale al mantenimento e allo sviluppo delle competenze presenti a Livorno; e che Rheinmetall assuma impegni chiari e formalizzati sul futuro dello stabilimento, analoghi a quelli già sottoscritti in Germania. Chiediamo inoltre strumenti concreti di garanzia, inclusi meccanismi sanzionatori in caso di mancato rispetto degli accordi. Formalizzare tutele solo per alcuni stabilimenti prima della cessione crea un’asimmetria inaccettabile. La svalutazione è un atto contabile, ma le scelte che la accompagnano sono profondamente politiche e industriali. Rheinmetall ha il dovere di assumersi fino in fondo la responsabilità sociale delle proprie decisioni. La mobilitazione continuerà finché non arriveranno risultati concreti. Le lavoratrici e i lavoratori di Pierburg Livorno meritano rispetto, certezze e un futuro chiaro", conclude Braccini.


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