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venerdì 24 maggio 2024

VIGNAIOLI E VINI — il Blog di Nadio Stronchi

Nadio Stronchi

Nadio Stronchi, autore di “Vignaioli e vini della Val di Cornia e Isola d’Elba”, è un appassionato cultore di vini e, più in generale, di mondo agricolo. Bibliofilo e instancabile ricercatore è stato promotore di attività enoiche dentro la storia locale Val di Cornia, Toscana

​I vini della Corsica

di Nadio Stronchi - lunedì 06 maggio 2024 ore 00:26

I vini della Corsica hanno somiglianze enoiche con i vini e la storia della Liguria e della Toscana

Anche le isole sono state invase e conquistate, così è stato per la Corsica; Dai Fenici, dai liguri, dai romani, dai pisani, dai genovesi, infine dai francesi. Un territorio mica facile!: montuoso e roccioso, pochi i fondo valle, ma adattissimo per la vitivinicoltura per la quale tutti hanno portato in quell’isola anche i vitigni, aggiungendoli a quelli già esistenti. La maggiore parte portati la dai genovesi e gli ultimi dalla Francia con i Bordolesi da parte dell’Impero Napoleonico(ma Napoleone pensava di più all’aspetto militare). Si immagina che le popolazioni arcaiche abbiano avuto anche delle viti selvatiche innestate?, ma col tempo sono state sostituite da varietà più recenti; Soprattutto quelle liguri da parte dei “genovesi”. Dunque le viti più coltivate hanno fatto parte di una ampelografia “tirrenica” come il Nielluccio( un clone del Sangiovese) Sciacarello ( detto anche Mammolo) il Vermentino, e altri vitigni toscani, liguri, e francesi e molti autoctoni che tutt’oggi formano 9 AOC (Appellation Origine Controler). 

Dunque, oggi, c’è una influenza enologica francese?, qualcosa come leggi e regole dello Stato napoleonico francese e quelle successive. Però, è rimasta una agropedologia diversa, clima diverso, vitigni diversi e qualche pratica vitivinicola diversa perché molto tradizionale come del resto è tutta la socialità corsa diversa; Degli usi e costumi propri dell’Isola. Dai pochi vini di secoli fa, forse fatti male, a tutta una gamma fatti con metodi enologici moderni, ma diciamo che in qualche parte dell’isola troviamo sempre qualche vino “del Contadino”. Nel 1768, quando si ritirarono i genovesi, battuti dai francesi, in Corsica di produceva il 4% della viticoltura delle aree agricole e come in tutti i settori produttivi c’era chi produceva bene e di qualità e chi “navigava al buio”. I francesi, nel 1811, crearono degli indirizzi enoici più razionali e, nel 1907, introdussero la dichiarazione di produzione obbligatoria. Agli inizi del XIX secolo si passò con la produzione viticola a ¾ dell’agricoltura: da 9000 ettolitri a 17880, e nel 1880, a 19000. Si passò dai cereali al vino con nuovi redditi. Il periodo buio fu quello della comparsa della fillossera dal contagio attraverso il commercio di vitigni portati la dal continente francese e italiano. 

Le difficoltà furono superate dalla scienza e dalla tecnica nuove che rappresentarono nella seconda metà dell’800 un notevole progresso enoico. Oggi, la Corsica è tutto un giardino di viti, olivi e dei boschi stupendi. Ospitalità eccellente, buona cucina e vini che sono unici per le loro caratteristiche che variano dal floreale, al fruttato. Al gusto corposi, armonici, sapidi e di minerali. Tutti cosi? No! Ma per saperlo andate a fare un tour, con un’ora e mezzo di nave arrivate a Bastia. Poi, sarà che qualcuno troverà nei vini altre qualità, e storia. Senz’altro!

Il mio vino corso è questo: Colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli. Olfatto: Floreale, elegante, fruttato di frutti esotici. Gusto: fresco, armonico, sapido con note minerali.

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Appassionato e all’avanguardia, Yves Canarelli ha preso in mano un vigneto vicino a Figari, nel sud della Corsica, nel 1993, ribattezzandolo Clos Canarelli. In sostegno dei vitigni locali, ha ristrutturato e ampliato il vigneto a 28 ettari.

Nadio Stronchi

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