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Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese 41 miliardi di euro

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari, in crescita rispetto all’anno precedente (nel 2024: 39,2 miliardi e 276mila posti di lavoro). L’abusivismo commerciale costa 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa […]



ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro e ha messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari, in crescita rispetto all’anno precedente (nel 2024: 39,2 miliardi e 276mila posti di lavoro). L’abusivismo commerciale costa 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa per 8,5 miliardi, la contraffazione per 5 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 7,4 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 4,2 miliardi. Questi alcuni risultati dell’indagine dell’Ufficio studi Confcommercio sui fenomeni illegali presentata nel corso della giornata “Legalità ci piace!” che ha visto la presenza, tra gli altri, del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Le imprese sane fanno già la loro parte. Ma proprio per questo non possono essere lasciate sole davanti alla illegalità – afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. I dati della nostra indagine ci consegnano anche quest’anno un quadro molto preoccupante. Dentro questi numeri ci sono l’abusivismo nel commercio e nella ristorazione, la contraffazione, il taccheggio, i costi legati alla criminalità diffusa e quelli sempre più rilevanti della cyber criminalità. Dietro questi numeri – prosegue – ci sono imprese penalizzate, investimenti frenati, quartieri che si impoveriscono, città meno vivibili. C’è un punto per noi fondamentale che è il ruolo delle nostre imprese come presidio sociale. Perchè un negozio aperto non è soltanto un luogo di vendita. E’ luce accesa, presenza, relazione, controllo spontaneo del territorio, sicurezza percepita e reale. Ogni saracinesca che si abbassa non è soltanto un’impresa che chiude. E’ un punto di vita della città che si spegne, e contribuisce al degrado, alla criminalità, alla solitudine. E’ un pezzo di comunità che si indebolisce. Per questo sicurezza urbana e tenuta del commercio di prossimità devono essere considerate due lati della stessa strategia. La lotta alla desertificazione commerciale è anche una politica per la sicurezza delle città”, conclude. “Il mondo produttivo deve pretendere e ricevere dallo Stato risposte concrete alla domanda di sicurezza ma deve esso stesso partecipare attivamente alla produzione e diffusione della legalità – sottolinea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi -. In questo senso, la collaborazione con l’associazionismo imprenditoriale e con gli operatori economici costituisce senza dubbio la strategia vincente per potenziare sinergie finalizzate alla prevenzione e al contrasto di qualsiasi tipo di infiltrazione della criminalità organizzata nel mercato che possa limitare direttamente o indirettamente la libertà economica delle imprese e, nel contempo, per garantire agli operatori del settore di vivere in un contesto sicuro”.Per il titolare del Viminale “è necessario convogliare tutte le energie in un sistema unitario e coeso, perchè i beni da tutelare – benessere, ricchezza, competitività – appartengono alla comunità nazionale nel suo insieme e non a un gruppo, a una categoria, a portatori di interessi particolari. L’illegalità, infatti – aggiunge Piantedosi -, è una scelta perdente anche dal punto di vista economico; il rispetto delle regole oltre che giusto e doveroso, è anche utile e conveniente. Rafforzare le condizioni di legalità nella produzione e nel commercio significa moltiplicare le opportunità per una crescita economica e sociale sana, equilibrata, duratura. Questo significa anche contrastare ogni forma di corruzione, prevenire i comportamenti al di fuori delle regole, anche quelli minori, che troppo spesso sono ingiustamente tollerati”.Secondo l’indagine di Confcommercio, il 29% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025. I furti restano il fenomeno criminale percepito in maggior aumento dagli imprenditori (26%), seguiti da atti di vandalismo e spaccate (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%), rapine (24%). Tre imprenditori su dieci (30,2%) temono che la propria impresa possa essere esposta a crimini quali furti, truffe e frodi informatiche, atti vandalici, rapine, aggressioni e i furti rappresentano la principale preoccupazione (32%). Il 22,8% delle imprese segnala episodi criminali legati alle baby gang nella zona di operatività e di queste la metà (49,6%) è preoccupata per la propria attività – prosegue ancora l’indagine -. Un’impresa su tre (33%) teme la malamovida, soprattutto per il degrado urbano (50,3%) e per atti di vandalismo e danneggiamenti (45,5%). Forze dell’ordine (66%), organizzazioni antiusura (47,7%) e associazioni di categoria (34,6%) sono considerati i soggetti più vicini agli imprenditori minacciati dalla criminalità. Di fronte a episodi criminali il 65,1% degli imprenditori sostiene che chi li subisce dovrebbe sporgere denuncia, il 51,2% si rivolgerebbe alle associazioni di categoria e il 19,7 % dichiara che non saprebbe cosa fare. Quasi 7 imprese su 10 (66,6%) si ritengono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione, in termini soprattutto di concorrenza sleale (53,5%) e riduzione dei ricavi (22,2%). Oltre 6 imprese del commercio su 10 (62,3%) subiscono il taccheggio e, tra queste, quasi 1 su 5 (19,8%) ne è colpita più volte a settimana o quotidianamente. Sistemi antitaccheggio (74,5%) e videosorveglianza (73,4%) sono le misure di protezione maggiormente adottate per contrastare il fenomeno. Per circa un’impresa del commercio su tre (31,6%) il taccheggio incide in misura significativa sui ricavi, con perdite che nella maggior parte dei casi (88%) arrivano fino al 2%. Quasi nove imprese del terziario di mercato su dieci (87,3%) hanno investito in misure di sicurezza, principalmente in sistemi di videosorveglianza (74%) e di allarmi antifurto (55,5%), destinando in media l’1,1% del fatturato. A peggiorare la vivibilità dei quartieri – secondo l’indagine – sono soprattutto la microcriminalità (43,2%) e gli atti vandalici (41,7%). Degrado urbano (35,4%), minori opportunità di lavoro (23,3%) e crescita dell’insicurezza dei residenti (20,6%) sono indicate come le principali conseguenze dell’aumento delle chiusure delle attività economiche di quartiere. Prevenzione con più presidi sui territori, sostegno agli investimenti privati in sicurezza, sicurezza urbana. Sono solo alcune delle proposte di Confcommercio per la legalità e la sicurezza. Nel dettaglio la confederazione propone la prevenzione con più presidi visibili nei territori attraverso il poliziotto di quartiere, pattugliamenti nelle aree commerciali, maggiore presenza nelle fasce orarie più critiche, non solo notturne ma anche serali, pre-chiusura, weekend e momenti di maggiore afflusso. Sostegno agli investimenti privati in sicurezza con il credito d’imposta o contributi per videosorveglianza, allarmi, sistemi antitaccheggio, collegamenti con centrali operative, illuminazione esterna, sicurezza privata; priorità alle piccole imprese di prossimità, che hanno meno capacità finanziaria. Confcom propone, inoltre, un rafforzamento del contrasto al taccheggio con strumenti più rapidi per segnalazione e intervento e attenzione alle reti organizzate e alla recidiva. Inoltre, piani territoriali per le aree commerciali più esposte attraverso tavoli permanenti Prefetture-Comuni-Forze dell’ordine-Associazioni di categoria; mappatura delle zone a maggiore rischio; interventi coordinati su furti, spaccate, mala movida, abusivismo, degrado. Infine, sicurezza urbana come leva contro la desertificazione commerciale con un collegamento tra politiche di sicurezza, rigenerazione urbana, commercio di prossimità e contrasto ai negozi sfitti e la chiusura delle attività genera insicurezza e l’insicurezza genera altre chiusure. – Foto xb1/Italpress – (ITALPRESS).

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