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Attualità Mercoledì 11 Marzo 2026 ore 16:02
L'assessora regionale Nardini a Livorno

L'assessora regionale Nardini ha incontrato il sindaco e visitato il carcere insieme alla vicepresidente regionale Diop e al Garante dei detenuti
LIVORNO — Giornata livornese ieri per Alessandra Nardini, assessora regionale con deleghe al diritto alla casa e alle questioni carcerarie.
La mattina si è incontrata con il sindaco di Livorno Luca Salvetti, con l’assessore alle politiche per la casa Andrea Raspanti e con il presidente di Casalp Marcello Canovaro. Insieme a Raspanti e Canovaro l’assessora ha visitato il cantiere dell'ex Chicchiaia, nel quartiere di Shangai, dove i lavori procedono per poter consegnare presto 42 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, costruiti grazie a risorse PNRR e regionali.
“In attesa di capire in cosa si concretizzerà il Piano Casa annunciato dal Governo – afferma Nardini - come Regione stiamo facendo la nostra parte, ma servono investimenti seri anche da parte del livello nazionale. Noi continueremo a essere presenti sui territori, confrontarci con amministratrici, amministratori e con chi gestisce gli Erp. È questo il metodo in cui crediamo, anche sul tema diritto alla casa: non decidere dall'alto, ma costruire una visione condivisa con chi ogni giorno si impegna sul territorio. In questa legislatura per noi il tema diritto alla casa è centrale”.
"Ho visitato poi il carcere di Livorno, accompagnata dal Garante dei detenuti del Comune di Livorno, Marco Solimano. Insieme a noi anche la Vicepresidente Mia Diop".
Lo scrive su Facebook l'assessora regionale Alessandra Nardini.

"Il carcere di Livorno presenta delle criticità gravissime di natura strutturale. - prosegue Nardini - Nel 2011 furono svuotati due interi padiglioni per imminente pericolo di crollo e con questi le due sezioni dedicate alla detenzione femminile. Nel corso degli anni le restanti aree della media sicurezza hanno vissuto un ulteriore degrado e raggiunto livelli di fatiscenza inaccettabili. Mentre le 3 sezioni che ospitano detenuti di alta sicurezza si trovano in un padiglione che è stato consegnato nel 2017, e dunque praticamente nuovo, non presentano criticità dal punto di vista degli spazi, eccetto anche qui, in alcuni casi, un tema di numero superiore dei detenuti per cella a causa del sovraffollamento, i detenuti in regime di media sicurezza si trovano in spazi assolutamente non adeguati. Sono infatti allocati, per la stragrande maggioranza, nella sezione ex transito dove lo spazio dei servizi igienici, anch'essi fatiscenti, e quello dove un detenuto può cucinare, sono praticamente appiccicati, senza una porta, senza nessuna divisione; celle piccolissime dove invece di due ci sono tre detenuti. Un ambiente veramente invivibile".
"Va leggermente meglio, ma non troppo, per i detenuti ristretti presso la sezione nuovi giunti che oramai è svuotata della sua funzione e viene utilizzata per diversi scopi fra cui l'isolamento. - aggiunge Nardini - I detenuti semiliberi o con accesso all'art.21 esterno sono anch'essi allocati in una sezione degradata e fatiscente. Fatiscenti e piene di muffe alle pareti anche gli spazi dedicati a medici e infermiere/i che prestano servizio in carcere. Dopo 15 anni sembra prossima la fine dei lavori e degli arredi di un padiglione ristrutturato dove dovrebbero essere spostati i detenuti in media sicurezza. Qui le celle sarebbero dignitose, augurandoci che non vengano inseriti in ognuna di loro più detenuti di quelli che dovrebbero starci per avere spazi vivibili".
"La richiesta è che adesso, dopo troppi ritardi, lo spostamento avvenga davvero in tempi più rapidi possibili vista la situazione in cui si trovano e che la sezione ex transito venga chiusa a meno che non ci siano davvero adeguati lavori di ristrutturazione perché così deve essere chiaro che in questo stato non è assolutamente più utilizzabile. È vergognoso che ancora ospiti detenuti in spazi così piccoli e ambienti così degradati. Ma come si pensa, davvero, che il carcere possa svolgere il suo compito rieducativo, volto al reinserimento sociale e lavorativo a fine pena, quando lo persone sono costrette a vivere senza vedersi garantita nemmeno la propria dignità?! Ci si può solo incattivire e perdere il senno in una situazione così. E anche per chi lavora in carcere è indecente essere costretti a farlo in questa situazione.
Con il Garante dei detenuti abbiamo anche anche discusso di come garantire il diritto all'affettività, soprattutto dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale. Sull'isola di Gorgona, ad esempio, era stato individuato un luogo idoneo, e la Direzione aveva inviato richiesta al Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, ma da allora tutto sembra essersi fermato. Anche questo, invece, è un diritto per le persone detenute che devono poter avere uno spazio idoneo e degnamente arredato, per i propri momenti di intimità da trascorrere con i propri affetti. Non ci rassegnano a pensare che le carceri italiane e toscane debbano continuare a versare in condizioni come quelle che ho visto a Livorno. Il grado di civiltà di un Stato si misura anche su questo. In Toscana continueremo ad impegnarci perché ogni persona detenuta possa scontare la propria pena in un ambiente dignitoso e avere reali opportunità di rieducazione e reinserimento successivo. È anche così che si costruisce una società più giusta e anche più sicura", conclude Nardini.
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