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WWF Livorno, impegno costante per la natura

Con il vicepresidente Stefano Gualerci abbiamo ripercorso la storia e l'impegno dell'associazione attiva in tutta la provincia livornese



PROVINCIA DI LIVORNO — Quando pensiamo alla tutela e alla valorizzazione della natura e dell'ambiente, Il WWF è una delle prime realtà a cui ci riferiamo. La Toscana rappresenta, in un certo senso, la culla del WWF in Italia, è qui che nel 1967 viene istituita la sua prima Oasi, quella del Lago di Burano, una ex tenuta di caccia; contestualmente nascono le prime sezioni locali. La sezione livornese del WWF Italia fa parte di questa grande famiglia ed è in assoluto la prima struttura locale a formarsi in Italia e si costituisce ufficialmente nel 1968.

Di tempo ne è passato, arriviamo al 2015 quando, a seguito di una riorganizzazione della struttura della rete locale del WWF, l'Associazione WWF Livorno diventa Organizzazione Aggregata e allarga il proprio territorio d'interesse a tutta la provincia di Livorno, operando una fusione con il Comitato WWF Val di Cornia.

Nel 2020 l'Associazione WWF Livorno modifica il proprio Statuto in base alla riforma del Terzo Settore e diventa Organizzazione di Volontariato. Con l'accordo di affiliazione al WWF Italia si definiscono le modalità di relazione tra le parti e di partecipazione dell’Associazione WWF Livorno al raggiungimento della missione del WWF Italia e all'attuazione del suo programma nel rispetto della normativa vigente. Ha la sede legale a Livorno con due gruppi principali di attivisti che hanno base a Livorno e in Val di Cornia.

Abbiamo intervistato il vicepresidente del WWF Livorno Stefano Gualerci che ci ha raccontato l'associazione e la sua costante azione a tutela del territorio.

Il Wwf è una delle più importanti organizzazione per la conservazione della natura. Nel nostro territorio, in provincia di Livorno, quali sono le principali aree monitorate dall’associazione?

In provincia di Livorno, cerchiamo di mantenere alta l'attenzione su alcune aree di particolare pregio naturalistico, come ad esempio i Monti Livornesi, le dune costiere dei nostri litorali, i boschi di Rimigliano e Montioni, il promontorio di Piombino e le aree umide come Orti- Bottagone. In base alle nostre disponibilità, al momento non riusciamo ad essere attivi sull’Isola d’Elba. La didattica è un altro tema a quale ci dedichiamo concretamente, sviluppando collaborazione con alcuni Istituti Scolastici e con nostre autonome iniziative. Inoltre cerchiamo di essere presenti negli ambiti normativi riguardanti aree tutelate a vario livello e più in generale aree naturali, presentando richieste ed osservazioni. Questa attività, benché meno visibile, è fondamentale per provare a far crescere il livello di tutela.

Gli attivisti del Wwf sono anche al fianco delle associazioni per la tutela dei nidi di tartaruga marina.

Collaboriamo dal 2018 alla tutela dei nidi di tartaruga marina Caretta caretta su buona parte del litorale livornese continentale in collaborazione con l'associazione TartAmare e con le istituzioni locali ed ARPAT. In questi anni siamo stati sempre presenti, dalla ricerca tracce di nidificazione, alla tutela dei nidi, alla schiusa, sia in costa est a Piombino, che a San Vincenzo/Rimigliano, ma abbiamo operato anche su Castagneto Carducci e nel comune di Rosignano Marittimo.

Quali sono i progetti che vi caratterizzano e le iniziative per coinvolgere la comunità? Qual è il messaggio principale che il WWF vuole lanciare ai cittadini per la tutela della natura da proteggere e non da conquistare?

Come WWF Livorno, cerchiamo di organizzare iniziative che uniscano il “fare concretamente” alla corretta informazione. Esempio le pulizie delle spiagge, il progetto in essere con il comune di Castagneto Carducci sulla tutela delle aree dunali dove tende a nidificare il Fratino, e dove ancora l’arenile ospita la preziosa vegetazione psammofila, fondamentale per il consolidamento delle dune. La tutela dei nidi di tartaruga marina e delle loro schiuse, prevede anche una collaborazione con le Amministrazioni interessate. Cerchiamo di fare corretta informazione, con incontri pubblici, sul ritorno del lupo nel nostro territorio, in un contesto in cui un’alta disinformazione priva di fondamenti scientifici sta alimentando tanto inutile odio. Attraverso il Progetto “Forests for life”, del WWF Toscana, cerchiamo di sensibilizzare la cittadinanza sulla tutela del nostro patrimonio boschivo, troppo spesso deturpato da tagli cedui, dannosi ed inutili, cercando anche di agire a livello normativo. Siamo presenti nelle scuole con lezioni di educazione ambientale per bambini e ragazzi, e cerchiamo di dialogare con le Istituzioni per aumentare le aree naturali da tutelare veramente, attraverso gli strumenti legislativi che esistono. Ci piacerebbe dare vera protezione ad aree come i Monti Livornesi, Rimigliano, Monte Calvi, il Promontorio di Piombino/ Punta Falcone. Infine, ma solo come elenco, seguiamo tutte le criticità in ambito industriale, che si stanno registrando sopratutto in Val di Cornia (rigassificatore, nuova acciaieria, bonifica ex centrale Enel di Tor del Sale, nuove cave, discariche).

In un momento così critico per le crisi ambientali nazionali e internazionali, anche il nostro territorio nel suo piccolo sta vivendo delle trasformazioni. Pensiamo alle politiche energetiche in Italia, ai progetti per gli impianti di energia da fonti rinnovabili nel processo di transizione energetica, ma anche la necessità di una lente fissa sulla gestione del suolo e sulla tutela della biodiversità. Quale è la posizione del Wwf e come interpreta il suo ruolo in questo contesto?

Le recenti e tristi vicende internazionali, non possono che lasciarci delusione e rabbia per la cecità con cui l'essere umano ha disprezzo di sé e dell'unico pianeta in cui possiamo vivere! Non ne abbiamo altri, e questa è una delle poche certezze. Le politiche internazionali stanno ancora investendo massicciamente nelle fonti fossili, che oltre a causare il cambiameto climatico sono alla base delle politiche di guerra. Le tecnologie pulite, sopratutto eolico e fotovoltaico, hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni in termini tecnologici. Ovviamente devono essere supportate dall'ammodernamento della rete e da alcuni sistemi di accumulo, fondamentali per poter produrre in continuità anche con meno vento e di notte, ma il futuro deve andare in questa direzione e non guardare alle spalle, continuando a bruciare energia fossile saremo ormai nell’ imminenza di un punto di non ritorno. Il recente prolungamento al 2038 delle quattro centrali a carbone italiane, dimostra come la politica non abbia visione a lungo termine, e si preferisca il “qui e subito”, privando le nuove generazioni di un futuro che dovrà essere per forza migliore, se vogliamo dare una speranza alla nostra specie. Questo passaggio ad energie pulite ovviamente non deve essere cieco, perché ci sarà sempre chi vuole solo il profitto economico, ma deve essere guidato e controllato dagli Enti pubblici, con la possibilità dei cittadini e dei territori di essere correttamente informati e pertecipanti alla trasformazione. Il focus fondamentale, anche per queste strutture, deve sempre essere la tutela della biodiversità, e un sempre minor consumo di suolo vergine, con l’ imminente prospettiva di riuscire ad azzerarlo sfruttando aree già mpegnate o dismesse. I dubbi e le difficoltà si possono superare se si ha il coraggio di un confronto aperto, che vada oltre i pregiudizzi e le notizie false, ci vuole trasparenza e il coraggio di abbandonare la maggior parte dei vecchi sistemi di produzione di energia. Crediamo che tutti avremo da guadagnare da ciò, contrastando in maniera significativa le emissioni climalteranti e ponendo le basi per disinnescare, in buona parte, le attuali logiche di dominio geopolitico, un po' di Pace in più non guasterebbe!

Dina Maria Laurenzi
© Riproduzione riservata


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