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martedì 15 ottobre 2019

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

Europa vicina e lontana dal mio cuore

di Tito Barbini - sabato 21 settembre 2019 ore 14:13

Quando ho appreso che il parlamento europeo ha votato, con il voto di tutto il pd, una risoluzione che di fatto equipara il nazifascimo con il comunismo, compresa l’epopea della liberazione, ho avuto un conato di vomito. Vergognatevi. Andate a rileggervi Primo Levi, racconta in “Se questo è un uomo “ quando vide apparire nella nebbia un soldato a cavallo con la stella rossa sul berretto scavalcare il reticolato di Auschivitz. Lasciò cadere la carriola che trasportava un cadavere e si tolse il berretto. Oppure andate , con la vostra pingue diaria, a rendere omaggio a Mosca alla tomba di quell’oscuro soldato dell’armata rossa che in un bellissimo giorno di maggio del 45 piantò la bandiera rossa sulle rovine dell’edificio più alto di Berlino. E infine, dopo aver reso omaggio anche agli alleati sbarcati in Normandia, fate un salto a Stalingrado , dove migliaia di ragazzi sono morti per la nostra libertà. Quella fu la tomba del nazismo e l’inizio della liberazione.

E pensare che mi chiamo Tito. Non a caso, ovviamente. Quando nacqui il babbo volle darmi proprio il nome del partigiano slavo che allora abitava l’immaginario di tutti i partigiani comunisti.Era il 1945, c’eravamo appena liberati dei nazisti e dei fascisti e Tito, nome di battaglia del mio babbo , non aveva ancora rotto con Stalin. Era l’unico capo comunista ad aver unificato il suo paese in una federazione di stati partendo da una grande prova di identità nazionale: la resistenza armata all’occupazione nazista. Il solo capace di stare in mezzo ai suoi partigiani e di dividere con loro ogni sacrificio.

Facile oggi dire che il comunismo è stato anche Stalin o il Muro di Berlino e tanto altro, lo abbiamo detto in tanti e senza fare sconti a nessuno, ( personalmente ho dedicato a questo un intero libro ) avete tutto il diritto di dare un giudizio critico ma potete dirlo solo dopo aver tolto il cappello in omaggio a quei venti milioni di morti e alla loro idea di libertà. E, soprattutto, come parlamentari europei , solenni ignoranti, studiando la storia vera di questa nostra Europa.

Tito Barbini

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