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lunedì 12 aprile 2021

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Mi occupo di ambiente e Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Svolgo progetti di cooperazione internazionale nei Paesi in via di sviluppo. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. Gli autori insieme hanno curato i seguenti libri: Gerusalemme ultimo viaggio (2009), Kibbutz 3000 (2011), Israele 2013 (2013), Francesco in Terra Santa (2014). Voci da Israele (2015), Betlemme. La stella della Terra Santa nell'ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), Netanyahu re senza trono (2019) e Il Signor Netanyahu (2021).

Da Kindu a Kanyamahoro

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - martedì 02 marzo 2021 ore 07:30

Nella nostra storia contemporanea abbiamo già avuto modo di scrivere pagine tragiche ricordando coloro che sono caduti durante missioni di pace, compiendo gesti di solidarietà e umanità. La loro memoria è entrata nella cultura di intere generazioni come del resto i luoghi lontani dove hanno perso la vita, da Nassiriya a Gaza, da Farah a Beirut. E infine Kanyamahoro, nella Repubblica Democratica del Congo, dove sono morti l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista. Vittime del fanatismo e di forti interessi economici e geopolitici internazionali. 

Nel Novembre del 1961 la notizia dell'avvenuto massacro nel Congo di tredici militari dell’Aeronautica Militare italiana scosse l'Italia. Si trattava di un gruppo di aviatori appartenenti alla 46ª Brigata Aerea in missione per conto dell'Onu, in un area devastata dai conflitti. Era la prima volta, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che partecipavamo come Caschi Blu ad un incarico sotto il vessillo internazionale. 

Tra l'11 e il 12 Novembre mentre viaggiavano disarmati e trasportando generi alimentari, furono fatti prigionieri e giustiziati, perchè ritenuti mercenari. Nei giorni a seguire sulla stampa molte le pagine con dettagli atroci sulla sorte dei cadaveri che non rispondevano tuttavia al vero. Di quanto fosse accaduto poco o nulla si sapeva. I corpi vennero ritrovati mesi dopo in fosse comuni nel villaggio di Tokolote. Nel 1962 le salme furono finalmente rimpatriate. Oggi riposano nei pressi dell'aeroporto di Pisa in uno sacrario a loro dedicato che porta il nome di Kindu, la città congolese dove perirono. Le circostanze precise e l’identità degli assassini non sono mai state appurate pienamente. Testimoni hanno raccontato che l’ufficiale medico Francesco Paolo Remotti sarebbe stato il primo ad essere ucciso. La mediazione per liberare gli altri fallì. 

Due mesi prima il segretario generale al Palazzo di Vetro, il diplomatico svedese Dag Hammarskjöld, era morto in circostanze misteriose mentre, tentava di negoziare la pace nella regione. Allora, il Congo era appena diventato indipendente, ma aveva perso (dopo essere stato destituito) l'uomo che stava guidando il cambiamento, Patrice Lumumba, il primo e, per molti anni, unico leader congolese ad essere stato eletto democraticamente nel 1960. Nel fragile stato africano tra spinte secessioniste e lotta per il controllo delle risorse minerarie, la guerra incombeva nella sua totale drammatica opacità. Poco è cambiato in questi lunghi anni in quella parte d'Africa. Nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) la guerra è oggi una quotidianità. 

Il jihadismo si è sovrapposto ai conflitti tribali esistenti. Bande armate senza un centro di comando, sigle del franchising di Al Qaida che saccheggiano, razziano e stuprano. Piccoli eserciti di profughi hutu che spadroneggiano indisturbati. Decine di differenti gruppi di miliziani che fanno di quella parte del mondo un luogo oscuro e pericoloso. Dove anche un convoglio umanitario è una preda.

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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