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Venerdì 22 Maggio 2026

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

Il bambino, il marshmallow e il tempo

di Federica Giusti - Venerdì 22 Maggio 2026 ore 08:00

Chi mi conosce (e legge) sa quanto tenga allo sviluppo della tolleranza della frustrazione nel bambino. Questo è semplice: se un bambino impara da subito a vivere le frustrazioni, diventerà un adulto in grado di reggere la delusione più di chi non sperimenta questa condizione. E tra le frustrazioni del “piccolo” rientrano l’assenza della madre, che non dovrebbe essere sempre disponibile, un’alimentazione gestita ad orari e non ad esaudimento del bisogno nell’immediato, il “No!” e molto altro.

Siccome ultimamente appena si dice qualcosa sui bambini, sembra scatenarsi l’inferno delle posizioni contrari e in disaccordo, premetto subito che oggi vi parlerò di un esperimento che è stato recentemente fatto nell’ambito della psicologia sociale e dal quale ho preso spunto per affermare quanto detto sopra.

C’è una stanza piccola, quasi spoglia. Un tavolino basso. Una sedia troppo grande per chi la occupa. E davanti a un bambino di quattro anni, un marshmallow bianco e morbido appoggiato su un piattino.

L’adulto si china leggermente e parla con tono tranquillo:

Puoi mangiarlo subito. Oppure aspettare che io torni. Se riesci ad aspettare, ne avrai due.

Poi esce dalla stanza.

E lì, in quei pochi minuti di silenzio, accade qualcosa di straordinario.

Il bambino guarda il dolce come si guarda una tentazione proibita. Lo annusa. Lo sfiora appena con le dita. A volte canta per distrarsi. Altri si coprono gli occhi. Alcuni resistono eroicamente per diversi minuti…e poi cedono all’ultimo secondo.

Altri ancora non aspettano nemmeno dieci secondi.

È uno degli esperimenti più famosi della psicologia moderna: il cosiddetto “esperimento del marshmallow”, condotto negli anni Sessanta dallo psicologo Walter Mischel alla Stanford University.

A prima vista sembra un gioco innocente. Ma Mischel stava cercando di capire qualcosa di molto più profondo: perché alcune persone riescono a rimandare una gratificazione immediata per ottenere un beneficio maggiore in futuro, mentre altre no?

In psicologia questo si chiama “gratificazione differita”.

Detta così sembra una definizione da manuale universitario. Ma in realtà è qualcosa che facciamo continuamente.

È il ragazzo che studia invece di uscire. È l’adulto che mette soldi da parte invece di spenderli subito. È chi decide di sopportare una piccola frustrazione oggi per stare meglio domani.

Il marshmallow, in fondo, era solo un simbolo.

I video dell’esperimento sono diventati celebri perché mostrano scene irresistibilmente umane.

C’è chi parla al marshmallow come se fosse vivo. Chi si allontana dal tavolo per non guardarlo. Chi si dondola sulla sedia in una lotta quasi fisica contro il desiderio.

Guardandoli, viene spontaneo sorridere.

Eppure quei bambini stanno affrontando un conflitto enorme per il loro cervello: la battaglia tra impulso e controllo.

Oggi sappiamo che le aree cerebrali coinvolte nell’autocontrollo, soprattutto la corteccia prefrontale, maturano lentamente durante l’infanzia e l’adolescenza.

Negli anni successivi, Mischel e i suoi collaboratori seguirono molti dei bambini coinvolti nell’esperimento.

E notarono qualcosa che sembrava sorprendente: quelli che avevano resistito più a lungo tendevano ad avere risultati scolastici migliori, maggiore capacità di gestione dello stress e relazioni sociali più stabili.

Da lì nacque un’idea potentissima: l’autocontrollo da bambini poteva predire il successo da adulti.

Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno rianalizzato l’esperimento e i suoi risultati. E hanno scoperto che la capacità di aspettare non dipende soltanto dalla forza di volontà.

Conta anche il contesto in cui un bambino cresce.

Un bambino che vive in un ambiente stabile, prevedibile e sicuro impara più facilmente che aspettare ha senso, perché le promesse vengono mantenute.

Ma se il mondo intorno è incerto, allora mangiare subito il marshmallow può diventare una scelta perfettamente razionale.

L’autocontrollo non nasce nel vuoto. Cresce meglio quando una persona si sente al sicuro, sostenuta e fiduciosa nel futuro.

Il vero esperimento non era capire quanto fossero disciplinati i bambini. Forse era capire quanto il mondo intorno a loro fosse affidabile.

Ecco perché è importante che i bambini imparino a tollerare la frustrazione. Tante piccole azioni quotidiane possono aiutare i bambini a crescere sicuri nei confronti del loro futuro. E credo che questo sia il più bel regalo che possiamo fare ai nostri figli.

Federica Giusti

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